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Ella’s reflections | “It’s not just ten minutes”


“Vuoi mangiare?” , “No, grazie mamma. Non ho fame.”
“Ma come? Ti prepari la cena? Ma se te l’ho chiesto SOLO 10 MINUTI FA e non avevi fame!”
Non so se a casa vostra capitano mai queste cose, ma nella mia capitano a giorni alterni (a voler essere ottimismi). Il punto focale non è certo se mangiate tutti insieme su una tavola perfettamente apparecchiata stile Mulino Bianco, ma un altro: 10 minuti. In 10 minuti può succedere davvero di tutto e non capisco perché mia mamma si stupisca tanto del fatto che il mio appetito possa passare da trascurabile a notevole nel giro di quelli che sono a suo avviso “SOLO” 10 minuti.
In 10 minuti possono succedere le tragedie più atroci, ma anche le cose più belle di una vita intera. Quindi credo di avere tutto il diritto di cambiare idea in 10 minuti circa tutto quello che mi riguarda. In 10 minuti posso passare dal non avere fame al prepararmi da mangiare. In 10 minuti posso decidere che il mio abbigliamento non va bene e cambiarmi prima di uscire. In 10 minuti posso ferire una persona dicendo delle cose cattive. In 10 minuti posso dichiararmi alla persona che amo. In addirittura meno di 10 minuti posso sentire una canzone e innamorarmene, vedere un trailer e decidere di andare a vedere un film piuttosto che un altro, mangiare una cosa mai assaggiata e farla diventare il mio cibo preferito, osservare una vetrina ed avere un “colpo di fulmine”. Posso giurarvi che, nelle mie giornate migliori, posso concepire di tutto nell’arco di 10 minuti: avere l’idea più impensabile per una festa a tema, decidere di scrivere un libro ed abbozzarne la trama, partorire un progetto accattivante ed innovativo per un lavoro. Sono più che sicura che anche per voi è lo stesso e che, concorderete con me, quello che può sembrare “poco tempo” è prezioso ed a volte fa la differenza. Personalmente, in 10 minuti ho anche la pessima capacità di cambiare totalmente umore, a causa del mio essere lunatica.
Alla fine, tutte le cose più importanti che possono capitarci nella vita non sono altro che la somma di attimi, momenti brevissimi in cui abbiamo illuminazioni che cambieranno noi e la nostra esistenza in maniera radicale. Quanto ci metti a capire che vuoi, realmente, sposare una persona e dividere con lei tutto il tuo tempo? Credo sia un attimo. Quanto ci mette un bambino, effettivamente, a nascere ed a sconvolgerti per sempre la vita? Una manciata di minuti. Quanto ci metti a capire che non ami più qualcuno e che vuoi lasciarlo, sinceramente? Un istante. Quello che viene prima o dopo questi minuti è un contorno. Una convenzione. Una sorta di imposizione della società, se vogliamo. Non possiamo urlare troppo presto ad una persona di sentirci totalmente innamorate di lei dopo pochi appuntamenti. Perché potrebbe sembrare affrettato e va bene solo nei film. Un uomo non può spiegare apertamente alla moglie che nei 9 mesi in cui lei è incinta non comprende sul serio, non realizza, che sta per diventare padre e che non accadrà fino a quando non avrà tra le braccia quell’esserino minuscolo che ha i suoi stessi lineamenti. Perché potrebbe sembrare insensibile. Una persona non può gettare un rapporto di anni all’aria perché una risposta di un paio di minuti, un gesto all’interno di una discussione l’ha disgustata ed ha spezzato, irreparabilmente, qualcosa. Perché potrebbe sembrare superficiale. Ma credo che si tratti di questo. Le cose più importanti, significative e travolgenti della nostra vita durano qualche minuto.
Posso comprare un vestito, essere convintissima del mio investimento, arrivare a casa e guardarlo con occhi diversi già dopo qualche giorno. A me di solito capita quando ho già staccato il cartellino e non posso più cambiarlo. Ma la verità è che questi non sono acquisti di stomaco, ma sono quelli di testa fatti perché una cosa “è di moda”, “non può mancare nel mio armadio”, “è un pezzo che potrò sfruttare moltissimo”, oppure perché qualcuno mi ha consigliato/influenzato nella scelta. Invece ci sono pezzi che non ho il coraggio di buttar via anche se sono logori, vecchi, consumati, passati, stra-passati di moda e rovinati. Questi sono quei tipi di acquisti fatti contro l’opinione di chiunque, anzi tra le risate generali di chi non li comprende e condivide. Sono quelli fatti perché ZAC! ho capito in un attimo che dovevo farli. Sono quelli che in una manciata di minuti tra osservazione vetrina, ingresso negozio e prova, mi hanno conquistata. Sono quelli che mi hanno regalato minuti di stupida confusione e stupida felicità. Cose fatte sull’onda di minuti così, sono quelle che, spesso, durano per sempre. E’ come dire, ogni volta, un piccolo “si, lo voglio” per la propria vita.
Si, voglio gli Ugg al mio piede anche se tutti mi prendono in giro e nessuno sa (ancora) cosa siano.
Si, voglio i mocassini Miu Miu al mio piede anche se le mie amiche mi chiamano “vecchia zia” perché è un periodo in cui sono un’eccezione e non una cosa vista e stra-vista.
Si, voglio le ballerine di Ferragamo al mio piede anche se le sole persone che in questo momento le indossano sono le nonne delle mie amiche che quando le vedono mi raccontano la storia di quando le hanno comprate loro ed era ancora “Salvatore” a farle.
E’ molto soddisfacente vedere che negli anni si sono convertite anche loro a tutte queste cose. Ma loro non lo hanno fatto in 10 minuti di innamoramento, lo hanno fatto quando questi oggetti le bombardavano da riviste, televisione e strade gremite di loro: perché erano ormai “di moda”. Ed è molto bello che ora i miei piccoli feticci gridano “consumato” e “vecchio” e dichiarano tutti i loro anni, mentre sono circondati da cloni perfetti ed immacolati.
Vivete pienamente i vostri 10 minuti e seguite quello che cuore e stomaco vi dicono in quegli attimi che non mentono. Che sia per un oggetto materiale o una decisione assai più importante della vostra vita…non mentite a voi stessi e siate fedeli a quell’istante in cui qualcosa dentro di voi è scattato e vi ha indicato la direzione giusta. Se no rischierete di arrivarci comunque, perché è destino. Ma tardi. O insieme a tutti gli altri. E non sarebbe ugualmente bello.

Ella’s Reflection | La parola del giorno è: “contesto”.

L’altro giorno mi sono ritrovata a sfogliare delle foto scattate a Parigi. Meravigliosa. Sono rimasta a guardarle incantata da lei. La torre per eccellenza. La Tour Eiffel. Maestosa, imponente, illuminata in una notte che ricordo gelida. Quanto sarebbe bello svegliarsi, aprire la finestra e trovarsela davanti. Per compensare la voglia parigina di quel giorno, ho messo una maglietta a righe bianca e rossa che mi sembrava molto adatta, un ciondolo a forma di Tour, un baschetto rosso fatto all’uncinetto e delle ballerine. Poi sono andata a comprare una baguette. E lì sono tornata con i piedi per terra. Il salumiere aveva un accento molto poco francese, ma una simpatia travolgente come al solito. Napoli. E la simpatia dei napoletani. Mi sono soffermata a pensare a quello che diamo per scontato. Per una parigina sarà una cosa normalissima affacciarsi al balcone e vedere la Tour Eiffel. Anzi, non la “vedrà” manco più nel vero senso della parola. Le capiterà sotto gli occhi e non se ne stupirà nemmeno per un istante. Non le leverà il fiato come capita a chi la vede da turista, da straniero. Questa è una grande malattia che affligge l’uomo: l’abitudine. L’uomo ha la capacità di abituarsi a tutto, anche alle cose più straordinarie che lo circondano. Si finisce col dare per scontato quello che invece scontato non è e non deve essere. Mentre ero alle prese con questo ragionamento, mi sono fermata di colpo. Mi sa mi sa che non posso considerarmi esonerata da questo rimprovero. Napoli. Il lungomare. Il Vesuvio che si erige a controllore di uno spettacolo straordinario. Come lo guardano gli stranieri uno spettacolo del genere? Come invece lo guarda chi a Napoli ci vive da sempre? Dal pensare al divagare, nella mia mente il passo è davvero breve. E’ un attimo. Visualizzo ad occhi chiusi uno scenario surreale. Napoli. Lungomare. Acqua che si scontra con gli scogli. Vesuvio in lontananza che rende il tutto “da cartolina”. E, al posto del Castel dell’Ovo, la Tour Eiffel. Sarebbe un disastro. Una catastrofe architettonica. Una cosa orrenda per davvero! La Tour Eiffel è Parigi. Non sarà mai Napoli. Ogni cosa ha un posto con cui si sposa a perfezione. E in tutti gli altri posti, stonerebbe. Io posso stare bene in un certo ambiente, ma stonare incredibilmente in mezzo ad un gruppo di ragazzini emo vestiti come i Tokio Hotel. Quello che bisogna scoprire è qual è il nostro contesto, con quale ambiente ci sposiamo a perfezione. E fare di tutto per farne parte, per conquistarci e meritare il nostro posto lì. Spero che questo discorso sul contesto sia illuminante anche per le vostre scelte di moda. Si sa che Settembre è un periodo frenetico, le vacanze finiscono, si rientra in città e si fa un po’ il punto della situazione riguardo il nostro guardaroba, cercando di capire cosa offrono i negozi e come vorremmo vestirci noi per affrontare l’inverno che verrà. Ma badate bene. Quello che monsieur Lagerfeld propone per la collezione invernale di Chanel (ed a cui, se vogliamo, richiamano le pellicce sintetiche di Zara), è fantastico. Ma va bene da Firenze in su. Non è adatto al mite inverno del Sud. Evitiamo di sudare sotto giacche troppo pesanti per il nostro clima, accessoriate con borse di pelliccia e stivali di pelo. Lasciamo che le parigine, oltre la fortuna della Tour Eiffel, abbiano anche quella di sfoggiare una collezione bella e creata per un clima affine al loro. Del resto, il magico Karl ha fatto sfilare la sua collezione su una passerella piena di scenografici ghiacciai, del Vesuvio o della fontana di Trevi, nemmeno l’ombra. E lui, non sbaglierebbe mai contesto, sarei pronta a scommetterci il Vesuvio.

Ella’s reflections | Be Different


Mettiamola così: siamo tutti diversi. C’è gente creativa e gente che non lo è. Non c’è nulla di male in questo, perchè ognuno possiede una capacità ed un talento particolare. Io faccio un pò parte (credo, almeno, ma smentitemi pure quando volete) della gente creativa. Abbastanza fantasiosa e con una immaginazione fervida quanto basta per stupire la gente, di tanto in tanto. Ma ci sono persone che creative non lo sono, ma sono dotate di altri eccezionali talenti! Sono bravi in matematica ad esempio! Sono eccellenti oratori. Sono incredibilmente bravi a cucinare. Sono coltissimi ed informati sull’attualità. Ma tra le persone che hanno talenti differenti e che per questo sono amabilmente diverse e colorano il mondo con le loro sfumature, ci sono loro. Gli ibridi. Persone dotate, ne sono certa, di qualche talento che non individuano o non accettano e che per questo imitano quello degli altri, che vorrebbero possedere naturalmente, ma che non gli appartiene. Si ribellano insomma alla loro natura e diventano un ibrido tra OGM ed OMG: organismi geneticamente modificati che quando li osservi non puoi trattenere un Oh my God!, in pratica. Dimostrano che ribellarsi alla natura che ti ha dato dei doni che dovresti sfruttare al meglio, non è mai un bene: il prezzo che paghi è l’apparire ridicolo. Vuoto. Fuoriluogo. Una pecorella smarrita. Mi sono imbattuta in casi di ibridi proprio in questi giorni, amici miei. Il passaggio è stato da lusinga per scopiazzamento di miei piccoli capolavori a rabbia per la sfrontatezza con cui è stato commesso ripetutamente il reato! Ma fortunatamente il mio carattere (eccessivo e negativo in tantissimi sensi, ma mai tendente all’auto-adorazione ed al compiacimento per i miei piccoli trionfi) mi ha permesso di “leggere” questa situazione nel modo giusto. Era inutile sentirsi un’artista copiata perchè incredibilmente brava e capace (per la mia autostima sono bastate le persone che si sono accorte del “furto” e con le quali ho potuto ridere) e così ho iniziato a pensare… Perchè a volte perdiamo tempo nel cercare di essere quello che non siamo? Perchè impieghiamo le nostre energie per rubare tratti dell’identità di qualcuno che ci piace, ma non ci appartiene nè apparterrà mai? Perchè volerci cambiare? Perchè ostinarci a vedere il buono negli altri e volerlo nostro, quando noi abbiamo altrettanta positività dentro che resta intrappolata perchè non le diamo voce e spazio? Magari incontriamo una persona per strada con dei sandali-nudi eccezionali: li compriamo perchè addosso a lei erano FA-VO-LO-SI senza tenere conto che i nostri brutti piedi piatti non potranno mai regalare lo stesso effetto. Ed al posto di questo acquisto (anche se oltre l’acquisto, si cela una vera e propria filosofia di vita sbagliata) ne avremmo potuto fare un altro che avrebbe esaltato la NOSTRA parte migliore. Quindi amici… prendiamo ispirazione, giriamo per strada alla ricerca del look che ci faccia sognare, sfogliamo le riviste di moda e guardiamo programmi dedicati in televisione… ma rispettiamo quello che siamo e diamo voce a quello che potremmo essere. E per tutte le persone insicure che credono di non valere molto e di non poter regalare ispirazione ed avere uno stile “copiabile”, state traquille… proprio quando credete di non valere uno “scopiazzamento” e quando pensate di essere uscite di casa mixando troppi colori ed indossando un cappello troppo strano, è allora che detterete legge in fatto di moda. Il segreto è quello. Non crederci e non pensarci troppo. Meno ti concentri su quello che indossi e più ti approcci in maniera leggera agli abbinamenti, più sarai ricordato, perchè è in quella naturalezza che verrà fuori il meglio di te. Dunque, al rogo gli imitatori senza fantasia che si impossessano di cose che hanno il tuo marchio creativo impresso in maniera indelebile e che si prendono complimenti che non meritano. E viva, viva, viva tutte quelle persone che rischiano. Che mettono in gioco sè stesse. Quelle persone che escono con un look azzardato (ed allora per forza mettono in ballo la propria faccia) e sopportano sguardi stupiti e risatine di sottofondo, ma che nel giro di qualche settimana si vedono imitate qui e lì. Si sentono parlar dietro, perchè sono sempre più avanti rispetto a noi. Mettiamoci in gioco: questo è il motto dell’estate. Indossiamo quello che credevamo non avremmo indossato mai. Per una volta, al posto di seguire una tendenza, proviamo a crearla. Al posto di seguire la massa, proviamo ad anticiparla ed a lasciare che qualcuno ci segua. Voglio vedere in giro cappelli strani, jeans originali, sandali stravaganti, maglie nuove e cose… inaspettate. Rendiamo questa Italia un pò assopita, vivace. Smettetela di guardarvi troppo intorno. Prendete il tempo per guardarvi dentro. Per trovare il buono che avete. Per coltivarlo e mostrarlo al mondo. Sarete così l’ispirazione per qualcuno. E quel qualcuno ispirerà altre persone a sua volta. Ognuno potrà apparire in una nuova sfumatura e smetteremo finalmente di essere tutti un pò simili nel look e negli atteggiamenti.

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