#Cinema | Quo vado e il segreto di Checco Zalone

La nostra valutazione

Meno esilarante dei precedenti, Quo vado, il nuovo film record d’incassi di Checco Zalone – ancora con la regia di Gennaro Nunziante – è una satira dello scenario socio politico italiano, meno di pancia ma più sottile.

Al centro, l’ossessione del posto fisso, impartita dai figli della Prima Repubblica alle generazioni successive, che si scontra con i nuovi tagli all’economia e con l’attenzione mediatica a temi come concussione e corruzione. Temi spiegati con leggerezza e sorrisi dal finto “tamarro” Zalone, con la complicità dell’amico senatore che l’ha raccomandato (Lino Banfi). In scena una politica (impersonata dalla gelida Sonia Bergamasco) nemica della vita tranquilla dell’italiano medio a suon di trasferimenti obbligati che favoriscano dimissioni e tfr anticipati, senza dimenticare uno sguardo ironico al lassismo di qualche dipendente statale. La giustizia è spesso nel mezzo, sembra ricordare, tra una risata e l’altra, Zalone.
In Quo Vado, dopo il tanto agognato taglio delle province, strizzando l’occhio ai trasferimenti improbabili proposti recentemente nel settore pubblico, Checco si ritrova al Polo Nord. Questa sarà un’ulteriore occasione per riproporre, con originale freschezza, gli stereotipi dell’italiano all’estero, con tanto di crollo psicologico alla visione di Al Bano e Romina Power. Cosa vincerà tra l’ossessione del posto fisso e un nuovo amore fuori dai confini nazionali? Tra la civiltà di famiglie multiculturali allargate e l’irrefrenabile desiderio italiano di suonare il clacson? Chi vincerà tra cittadino e politica?

La risposta è, da tipico italiano, in una canzone. Un brano che spopola in rete già da prima dell’uscita del film. Si tratta de “La Prima Repubblica”, cantata da un Checco Zalone nelle vesti di Celentano. Un concentrato delle speranze e dei geni italiani, su cui chiunque non può che ridere, riconoscendosi un po’ e riconoscendo una verità profonda: chiunque nel suo piccolo partecipa ai vizi e alle virtù italiane.

Spesso tolta una provincia… se ne fa un’altra, con buona pace di tutti, e forse solo l’amore può dimostrarsi più “solido” del posto fisso. Quo vado è un altro one man show da vedere anche solo per la mimica di Zalone e per ridere con intelligenza, come finora si può sempre dire per le pellicole del comico pugliese. Una caratteristica che lo rende una visione per tutti, sia per gusti semplici che per radical chic.

A chi storce il naso contro le tantissime persone in fila per vedere il suo film, l’attore ricorda che il suo cinema vuol divertire e non fare sociologia. Anche per fare gli intellettuali ci vorrebbe leggerezza di spirito.

The Breakdown

Giornalista pubblicista, laureata in Comunicazione pubblica e d’impresa. In un’era poliglotta, amo l’antica arte degli accostamenti nella lingua che derivò dal fiorentino. Turista curiosa e camminatrice instancabile; sostenitrice del diritto a godere di ogni bellezza, innanzitutto quella di un paesaggio che non venga deturpato. Soffro di istinti nevrotici alla Woody Allen. Tendenzialmente sarcastica, credo fermamente nel valore dello spirito critico (viva Marco Travaglio). Per allenare il mio, ho eletto a mie chiese i libri, le sale cinematografiche e il mare.