Privacy e pubblicità, gli incubi del web

Quanto è rimasto di privato delle nostre vite nell’era dei social? Ce lo chiediamo più o meno tutti e, chi più, chi meno, stiamo rivedendo il nostro comportamento sul web, in primis le relazioni interpersonali. Ci accomuna infatti, la sensazione di essere osservati e bombardati di pubblicità, “perseguitati” dai grandi colossi come Google e Facebook, che ormai tracciano passo dopo passo i nostri movimenti, i nostri interessi e i nostri messaggi. Da qui nasce l’esigenza di proteggersi e orientarsi verso una navigazione e una comunicazione più discreta, privata. Ma come?

Un’indagine condotta da Page fair ha evidenziato che 144 milioni di utenti su scala globale si sono dotati di strumenti per bloccare la pubblicità. Uno di quelli più diffusi è AD Block che, secondo lo stesso studio, fa perdere ogni anno 6,6 miliardi di dollari a Google. Quest’ultima, ovviamente, non è rimasta a guardare ed è corsa subito ai ripari, trovando un accordo con Eyeo, societá a capo di AdBlock Plus, recuperando 3,5 miliardi di dollari. limitando un danno che altrimenti sarebbe stato di 10,1 miliardi.

L’altro tema caldo è quello della riservatezza delle proprie conversazioni, un’esigenza forte e molto diffusa, che spiega il boom di nuovi social e software di messaggistica, che hanno strutturato il loro focus proprio sulla privacy: Ello, Telegram e Signal su tutti. Il team di Question Mark li ha analizzati e ne ha sintetizzato le funzioni in un articolo dedicato. Clicca qui.

Tremendamente curioso e goloso, rompipalle al punto giusto, adoro leggere gialli e romanzi storici. Football e internet addicted. Nutro un profondo amore per la Spagna dove ho vissuto un anno grazie al progetto Erasmus, ma il primo amore resta la mia Napoli. Laureato in “Comunicazione pubblica e d’impresa”, ho fondato e gestisco lo spazio web add-communication.com