AWSM ARTIST SERIES 2015 | CHAPTER #7 PAOLO LAFRATTA

Se c’è una categoria che ha accusato il colpo peggiore a causa dell’invasività della tecnologia digitale nel proprio campo, questa è quella dei fotografi. Stando alle lamentele e, più spesso, le imprecazioni di molti professionisti della macchina fotografica, la situazione sarebbe ormai insostenibile, e dalla categoria, unita e compatta, fioccano maledizioni, invettive e anatemi nei confronti di poser, appassionati dell’ultima ora e improvvisati “ruba lavoro”.

Migliaia di euro spesi con sacrificio e passione tra corsi di formazione, macchine, obiettivi e attrezzatura, sbugiardati da un qualsivoglia smartphone di ultima generazione e così, se di tempo ne hai poco e il fuoco vivo della fotografia ormai arde in te, puoi fare persino a meno della scenetta in cui informi amici e parenti dell’imminente acquisto di una reflex o di quelle discussioni mutuate a piene mani da Wikipedia sul bilanciamento del bianco, giusto il tempo di crearti un Tumblr, e sei ufficialmente fotografo con tanto di legittimo “ph.tizioecazio” sulle foto della tua ultima estate in Salento.

Recenti studi hanno calcolato che oggigiorno il popolo dei fotografi ammonta ad almeno due o tre esemplari procapite, in poche parole, ognuno di noi può vantare un’amicizia con almeno un paio di loro. Rifletteteci, potreste mai smentirmi?

Sono ovunque, ma essenzialmente su Facebook, Instagram e Twitter; la guerra al filtro è ormai all’ultimo sangue.

Insomma è chiaro, di questi tempi definirsi fotografo potrebbe sembrare fin troppo facile e la possibilità di essere preso poco sul serio è altissima ma secondo molti una linea, consistente, tra chi è fotografo e chi fa il fotografo ancora esiste. Paolo, molisano di stanza a Berlino dal 2012 ma oggi ospite del virtuale salotto buono di AWSM, è parte di questa significativissima linea e proverà a parlarcene e a mostrarcela attraverso le sue parole e un’esclusiva produzione realizzata per il nostro Magazine.

Prima di tutto, qual è la prospettiva della situazione, per te che risiedi in questa sottile ma significativa linea che divide “appassionati” e “poser”, da chi con l’obiettivo ci lavora. In altre parole, chiunque può davvero considerarsi fotografo?

Certamente sì! La fotografia non è fatta solo di tecnica e conoscenze, ma è soprattutto sensibilità ed interpretazione della realtà.

Verissimo, ma mi sono sempre chiesto, cosa può definire un fotografo come tale? In cosa sarebbe diverso da te il frequentatore medio di Instagram e Tumblr?

Io mi definisco un fotografo commerciale, che si interfaccia con un cliente. Ovviamente ho un ventaglio di competenze tale per cui continuamente ho la possibilità di confrontarmi con le diverse esigenze poste da questo cliente, o committente che sia. Risolvere i problemi che mi sono sottoposti quotidianamente da chi mi incarica di un lavoro, o da me stesso quando cerco nuove soluzioni, forse fa di me un fotografo. Inoltre grazie a queste competenze posso spaziare moltissimo, dai ritratti, alla moda, dagli still life alla pubblicità. mi annoierei altrimenti.

Paolo mi spiazza, perché a differenza di molti suoi colleghi ha una posizione alla “vivi e lascia vivere” e, soprattutto, la certezza che sia il tempo a selezionare i bravi fotografi dai poser, gli appassionati da una sola stagione e gli improvvisati, senza bisogno delle invettive e delle maledizioni di cui sopra.

Ora mi è chiaro che probabilmente alla trentesima “tazza con gatto davanti a finestra che mostra un tempo di merda” il fake medio finisce per annoiarsi, e passare ad altro. Purtroppo o per fortuna, e con buona pace della prossima scena che andrà a saturare.

In altre parole la discriminante è tutta nello spirito ad accumulare esperienza e competenze che permettono al professionista di spaziare e divertirsi nel fare il proprio lavoro.

E allora, cosa significa oggi occuparsi di fotografia?

Il lavoro di fotografo oggi rimane speciale e affascinante nonostante le grosse difficoltà di emergere dalla massa. È una fortuna poter vivere di una cosa che ami. Oggigiorno vuol dire , almeno nel mio caso, diversificare tanto ed essere pronto a saper abbracciare le molte ramificazioni che la fotografia ti offre.

Nel 2009 esci dalla Scuola Romana di Fotografia. Quanto è stato fondamentale studiare per essere quello che professionalmente sei oggi?

Studiare è stato importantissimo. Alcuni miei Docenti li contatto ancora per chiedere dei consigli. Sono davvero delle persone splendide e rimangono dei Professionisti in via di estinzione. Studiare per 3 anni tutto ciò che gira intorno al mondo della fotografia mi ha preparato a buttarmi nella giungla della concorrenza quotidiana con più determinazione e consapevolezza. 

Cosa pensi quando guardi attraverso l’obiettivo i tuoi soggetti?

Mi concentro sulla “mission” degli scatti. Provo a non dimenticare di entrare in empatia con il soggetto e cerco soluzioni non banali sia a livello tecnico che a livello visivo. Ogni volta provo a fare qualcosa di differente rispetto a ciò che ho realizzato in passato.

Come si performa il processo creativo che dalla scelta di un soggetto porta alla produzione di uno scatto e quindi alla sua pubblicazione?

Il processo parte da una idea che magari ti è balenata nella mente nelle situazioni più strane (mentre stai battendo un rigore a calcetto oppure quando ti rendi conto di aver perso l’ultimo mezzo pubblico di uno sfigato mercoledì notte). Il suo sviluppo invece è un processo lungo e preciso. Parte dalla selezione dei tuoi collaboratori ( Make Up Artist, Hair Stylist e Set Designer), passa per la scelta di una location adatta e sfocia nella scelta del giusto “Mood” fotografico per dare al tuo lavoro, le cromie coerenti con ciò che intendi condividere.

Se dovessimo chiederti di allestire una mostra incentrata sulla tua roba quale sarebbe il filo conduttore della tua produzione, la tua “poetica”?

Sarebbe praticamente impossibile trovare un filo conduttore. Come dicevo prima, provo sempre a sperimentare tecniche diverse sia in fase di scatto che di post produzione. La mia sarebbe una carrellata di foto diverse accomunate solamente dalla mia firma.

Ti va di raccontarci un po’ il lavoro che hai realizzato per AWSM?

Lo scatto realizzato per ASWM è stato realizzato grazie alla disponibilità di un mio amico Stunt Man. Ho inserito la foto scattate per voi in un contesto più ampio. Mi sono ritrovato lo studio con 3 stunts che facevano salti mortali ovunque! 🙂 È stato molto divertente. Ho scelto poi una elaborazione digitale che creasse dei pattern visto che le pose del modello erano molto geometriche.

Ringraziamo Paolo per l’infinità disponibilità e vi invitiamo, che voi siate o meno fotografi, ad approfondire il suo lavoro, qui su AWSM e sul suo sito personale paololafratta.com

Magari diventa più chiaro a tutti che per quanto filtro seppia si possa usare ci sarà sempre quella sottile ma consistente linea tra chi fa fotografia e chi ha comprato una reflex.

 

 

 

 

 

Musicante generico. Orgogliosamente facente parte del tanto decantato “precariato della ricerca”. Da sempre interessato a iniziare cose per non concluderle, ho suonato in numerose formazioni, ho organizzato eventi, concerti, aperitivi, e meravigliose cene. Ho trovato "fare radio" il miglior modo per trovarsi una ragazza, o più di una. Sono autore, e indomito ascoltatore, come batterista, milito felicemente nei Montag, progetto strumentale/postqualsiasicosavogliate. Mi appassiona ciò che non piace già a troppi, ma soprattutto la parola “upworthy” e chi la usa; ostile verso chi dice di non guardare più la TV, chi va ai concerti e dice che il precedente, in cui non c'eri, è stato migliore, e verso chi si adagia, si adatta, e si accontenta, perchè loro è la responsabilità di tutto ciò che odio.