#CINEMA | Noi e la Giulia

La nostra valutazione

Incertezza all’anteprima della pellicola “Noi e la Giulia”. Pur avendo all’attivo diversi film apprezzati dal botteghino, Edoardo Leo, il regista, non è riuscito ancora del tutto a staccarsi dal suo ruolo nella sit-com Un medico in famiglia, per cui è noto ai più.

Il cast, però, promette bene.

E, infatti, pochi minuti dopo aver preso posto in poltrona, iniziano le prime risate. Un fuoco di paglia? Assolutamente no: il ritmo delle battute incalza e la sala continua a ridere, quel tanto rumorosamente che è di cuore.

La storia trascina: il bel venditore d’auto Diego (Luca Argentero), lo sfigato ex ristoratore Claudio (Stefano Fresi), il coatto Fausto (Edoardo Leo) sono tre quarantenni che hanno perso o lasciato la propria occupazione e si trovano costretti a cambiar vita, a mettere in atto il piano B. Come recita la voce narrante “se il piano B a 20 anni è un chiringuito sulla spiaggia, a 40 è aprire un agriturismo.”

Proprio ciò che fa la strana banda di sconosciuti che si trovano a diventar soci nel rilevare un casale. Tutto (abbastanza) bene fin quando non arriva “la famiglia” a chiedere il pizzo, nei panni del camorrista Vito (Carlo Buccirosso), accompagnato dalla “sua Giulia”.

A contrastarla troverà però un quarto socio unito al gruppo: Sergio, la quintessenza del comunista operaio, idealista vissuto a pane e Marx, combattente dalla divisa “no Tav”che brandisce falce e martello contro chi minaccia il lavoro onesto. Il ruolo è affidato a Claudio Amendola che dà lezione di esperienza e bravura: strepitoso!

Ad aiutarli Abu, dal Ghana, contrastato dal coatto Fausto, fautore de “l’Italia agli Italiani” e difeso dal pugno alzato di Diego e (soprattutto) di Sergio. Il tutto mentre Claudio sviene ripetutamente dalla paura; nel frattempo arriva anche l’elemento femminile, Elisa (Anna Foglietta).

Tanti gli ingredienti della pellicola: il retaggio della diatriba comunista – fascista svuotata di significato e portata avanti da pochi, l’intolleranza verso i migranti e la tolleranza nei confronti dei criminali di casa nostra, il problema della crisi, ma anche quello di un lavoro che ruba la vita. Tutti trattati con intelligenza e leggerezza.

Nell’ultima mezzora la pellicola soffre un po’: il ritmo rallenta con qualche ripetizione, diventa a tratti quasi irreale. Un quarto d’ora in meno avrebbe giovato, ma a un primo tempo così scoppiettante si perdona anche un po’ di prolissità: la sala è già soddisfatta, il sorriso è su ogni bocca. La signora accanto al termine dice “M’è piaciuto, m’ha fatto ridere.”

E se questo è il compito di una commedia, “Noi e la Giulia” assolve il suo compito: arriva alla pancia, divertente, carina. Del resto… vox populi, vox dei.

 

 

 

 

 

The Breakdown

Giornalista pubblicista, laureata in Comunicazione pubblica e d’impresa. In un’era poliglotta, amo l’antica arte degli accostamenti nella lingua che derivò dal fiorentino. Turista curiosa e camminatrice instancabile; sostenitrice del diritto a godere di ogni bellezza, innanzitutto quella di un paesaggio che non venga deturpato. Soffro di istinti nevrotici alla Woody Allen. Tendenzialmente sarcastica, credo fermamente nel valore dello spirito critico (viva Marco Travaglio). Per allenare il mio, ho eletto a mie chiese i libri, le sale cinematografiche e il mare.