Cronistoria di un’agonia: Sanremo 2015

È inevitabile: con il carnevale a febbraio arriva anche il Festival della Canzone Italiana, Sanremo per intenderci.

Ho un’amica – Francesca, ragazza in gamba – che ha un piccolo difetto: l’amore spassionato per questo evento. I giorni del festival per lei sono un momento sacro, in cui riunirsi e trascorre nottate intere ad ascoltare le canzoni in gara, canticchiare le note delle sue preferite e ricordare con nostalgia i bei tempi andati di Pippo Baudo. Francesca è la stessa che l’anno scorso mi fece promettere di vedere tutto il festival, per poterle raccontare cosa era accaduto, poiché in UK la Rai non la vedi se non paghi.

Ed io lo feci.

Francesca, quando ha letto di presentatore e vallette di questa 65esima edizione – Carlo Conti, Arisa, Emma Marrone e Rocio qualcosa – mi ha sconsigliato di guardarlo, nascondendo sotto una slavina di neve la sua passione per la kermesse e andando contro ogni suo interresse – chi le avrebbe descritto per filo e per segno ogni minuto delle giornate canore? Ma io, peccando di superficialità, dopo la straziante esperienza della scorsa edizione, mi son detta: “Nulla potrà essere peggio di Fazio in pigiama. Andrà bene stavolta.”

Nemmeno l’agognante pubblicità mi ha fatto desistere (Video Festival di Sanremo 2015 – Dal 10 al 14 febbraio su Rai1 ) e, con una tazza di caffè tra le mani, sono affondata nel divano per godere di questa avventurata mistica.

Dopo un lunghissimo pre festival, in cui i big in gara si sono raccontati citando i versi migliori delle loro canzoni, si sono accese le luci dell’Ariston e l’unica cosa a splendere è stata l’abbronzatura arancione del presentatore, insieme alle dentiere di un parterre scatenato sulle note di “Felicità” di Albano e Romina.

Dieci cantanti in gara tra volti noti, meno noti, sconosciuti (ma chi diamine è Lara Fabian?) e anche una strana coppia – Platinette versione Mauro Coruzzi ha cantato con Grazia De Michele. Complice l’influenza e un’otite galoppante, non sono riuscita ad assaporare al meglio i passaggi salienti dei testi delle canzoni. Ricordo solo che una Malika in sovrappeso cantava di “Silenzi per cena” e un farfugliante Grignani confessava “Se solo fossi io / avrei un sentimento anch’io”. Il resto è scivolato nel dimenticatoio, anche se devo ammettere che la strana coppia è riuscita ad avere per qualche minuto la mia attenzione con uno straziante tema sociale, masticato e sputato più volte con tocco futuristico, che se solo fosse stato cantato da professionisti…

Gli ospiti. Parliamo degli ospiti. Da chi iniziare?

Tiziano Ferro con un medley primi anni 2000 voleva scalzare senza vergogna Carlo Conti dal ruolo di presentatore; Albano e Romina riuniti e meno intonati che mai, neanche le coriste riuscivano a stargli dietro, hanno fatto preoccupare i rianimatori dietro le quinte – specialmente quando Albano si messo a fare le flessioni; Alessandro Siani ha un serio problema con le persone grasse, donne bambini e violinisti sono stati indistintamente i suoi bersagli preferiti durante un monologo solo a tratti divertente; il gruppo, chiamato per attirare giovani spettatori della kermesse – gli Imagine Dragons – ha suonato a mezza notte inoltrata, ormai davanti la TV non c’era più nessuno e anche in teatro stavano cedendo alla morsa di Morfeo in quelle scomode poltronissime rosse. Un tocco di cristianità e populismo senza ritegno è stato portato sul palco da una famiglia calabrese composta da venti anime – diciotto figli o giù di lì – che a detta del capo branco vengono sfamati dalla provvidenza. Evviva il Signore! A riportare in equilibrio il laicismo dello Stato italiano ci ha pensato il medico di Emergency guarito da ebola, ricordandoci di come a volte la provvidenza non guarda al di là dello stivale.

Alle 00:30 il reparto di geriatria ha mandato i suoi infermieri a riprendere i pazienti, addormentati nelle prime file, per condurli a letto mentre cantavano le due vallette ed Emma Marrone si è commossa.

Dopo l’unico momento divertente di tutta la serata – Rocco Tanica in sala stampa con pronostici e rassegna alla Rocco Tanica – ho ceduto.

Non si vedeva ancora la fine, la testa scoppiava e l’agonia era a livelli troppo alti per essere sopportata ancora oltre.

Approfittando della pubblicità ho spento la televisione, ma dopo poco mi sono sentita in colpa, dovevo dire a Francesca chi era a rischio eliminazione e ho riacceso.

Ammetto di aver seguito la classifica, ma con lo stordimento sanremese nelle orecchie, la testa pesante di influenza e battute scadenti del quartetto di conduttori, non ho idea di come quei dieci nomi si siano posizionati in una classifica che va da uno a dieci, non lo so; mi rincresce. Mi appello al gap informativo, tanto stasera ci aspetta un’altra serata agonizzante. Preparate caffè, decongestionante alla fragola e latte caldo alla curcuma, stasera si soffre insieme su Twitter #sanremo2015 e #awsmVSsanremo.

 

 

Stilatrice compulsiva di liste, post-it e foglietti volanti ricoprono la mia scrivania. Mi destreggio da equilibrista tra un’udienza in tribunale ed una mostra fotografica. Adoro il cinema, ho una cotta per Mastroianni e vorrei vivere in un film di Wes Anderson. La mia parola preferita è Vintage, tutto ciò che è appartenuto al passato deve essere mio; ascolto musica in vinile – sussultando ad ogni fruscio – prediligo la fotografia analogica e i vecchi libri impolverati delle bancarelle di Mezzocannone. Detesto il cinese, ma non smetterei mai di mangiare sushi e hot fudge. Sogno di vivere tra Parigi e New York, a metà strada tra Amelie Poulain e Carrie Bradshaw. Instagram: SOFIA_ZIMMERMAN