#INTERVIEW | Riccardo Ruggiano, tra design e artigianato

Oggi vorrei raccontarvi di una persona che mi ha fatto scoprire cosa c’è dietro un prodotto di design e non solo .

Riccardo Ruggiano,  artigiano, scultore e designer, opera nel centro storico di Napoli, precisamente in via Nilo 35, nel  suo piccolo negozio/bottega “EX” dove crea, espone e vende le sue opere. La sua biografia è lunga da raccontare, come l’infinità di oggetti e opere che produce da sempre e che potete trovare sul suo sito ufficiale www.riccardoruggiano.it.

Per farvi capire meglio di cosa stiamo parlando, abbiamo fatto quattro chiacchiere con lui, ecco cosa ne è venuto fuori.

Ciao Riccardo, benvenuto su AWSM Mag, cominciamo. Raccontaci come hai cominciato…

Nato nell’Aprile… se ricordo bene del 1967, corporatura magra, leggermente presbite, capelli? Sì li perdo, ma poi li ritrovo sempre. 🙂

I miei lavori-esperimenti sono stati da subito variegati, eclettici, forse talvolta smaniosi sempre di un nuovo ”gioco”. Fotografia, pittura, musica, poi scultura, queste arti visive per me sono di casa, insieme a idee e punti di vista legati anche a una cultura operaia: un capostipite metalmeccanico, madre sarta. Insomma, sempre a lavorare e vivere compassionevolmente per esprimere un’idea, produrre un oggetto, fare un ritratto, suonare un motivo.

Quanto l’industria per te ha influenzato il mondo del design e con quali effetti?

L’industria con il design ha fatto molti figli , ma credo che la libido del capitalismo abbia generato stuprando, come da un rapporto incestuoso tra creatività e un industria fallocratica, dei figli talvolta deformi, per concept, estetica, ergonomia, cose da Homo Habilis (Paleolitico 2.5–1.5 milioni di anni fa).

Riesci a darci una personale definizione del termine artigiano e del suo ruolo?

Per la nostra società legalmente un artigiano è: il macellaio, il barbiere, il fioraio, il pasticciere o un fenomeno da mostrare nel quartiere tipicamente storico.

Culturalmente il suo ruolo non può certamente essere attualmente quello di un ‘attaccante’, il Capitalismo di cui sopra non glielo permetterebbe. Ma se gioca bene a difesa del sano individualismo creativo, armato di lentezza e riflessioni sul senso del proprio lavoro e della propria esistenza, la partita è vinta a tavolino.

Gli ingredienti necessari per fare buon design?

Ingredienti: prendere una testa vuota o più pulita possibile, metterci dentro curiosità, dettagli del microcosmo, molte domande, se a chi serve e se proprio non ne puoi fare a meno di produrlo, le relative risposte sincere, materiali reciclabili, autoprodurre se possibile, una generosa spolverata di sponsor, ma solo alla fine per la promozione, prima di servirlo fresco.

Quando un prodotto di design diventa un’opera d’arte?

Quando un’idea, l’aspetto ingegneristico, estetico, l’utilizzo, la produzione, l’ecocompatibilità anche culturale, suonano tutti insieme lo stesso oggetto.Un’opera d’arte è tale per me se ‘utile’ alla mente o all’anima quanto al corpo, nel modo, nella misura, nel momento più consono per l’uomo nella sua stessa era. Estremizzando il resto è munnezza.

E un  tuo designer  di riferimento?

L’Homo Habilis

In poche parole, come vedi e immagini il design tra 20 anni?

InCOrPoreO

Modelleremo il nostro cibo e i nostri oggetti al momento, quando ci servono, poco dopo l’utilizzo scompaiono. Cellule che si aggregano e si digregano senza inquinare, senza lasciare tracce indelebili. Si dissolvono gli avanzi, il piatto, le posate e il tavolo, il water, la cacca, i parenti scomodi 🙂 , il sistema bancario oramai in disuso e quindi le guerre e tutti i virus a loro annessi e connessi.

Ciao Riccardo, è stato un piacere averti dei nostri!

Riccardo Ruggiano è anche su Facebook.

 

Ho iniziato con la matita a 4 anni, poi ho scoperto la vernice spray e l'aerografo, poi ancora le tecniche di stampa artistica come serigrafia e incisione. Oggi uso la penna di plastica e programmi di grafica. L'unica cosa che hanno avuto in comune tutti questi strumenti è stato il bisogno continuo di creare un mondo diverso da quello reale, dove l'immaginazione è padrona al di là di qualsiasi legge fisica o chimica. Quando mi chiedono cosa faccio nella vita rispondo che faccio di tutto, basta che ci sia da creare.