#CINEMA | La teoria del tutto

La nostra valutazione

Questa settimana siamo stati invitati negli studi romani di Universal per assistere all’anteprima del film “La teoria del tutto”.

La verità? Siamo sprofondati sulle comodissime poltrone di pelle rossa della sala cinema carichi di aspettative, visti i due Golden Globe portati a casa dalla pellicola: Eddie Redmayne, migliore attore in un film drammatico,  Jóhann Jóhannsson, migliore colonna sonora originale. Volete sapere se sono state deluse? No anzi, sono state abbondantemente superate, ma procediamo con ordine.

Per chi non ne fosse a conoscenza, si tratta dell’adattamento cinematografico della biografia Verso l’infinito (Travelling to Infinity: My Life With Stephen), scritta da Jane Wilde Hawking, ex-moglie del fisico. Per la prima volta, la vita di Stephen Hawking sul grande schermo dopo il film per la TV del 2014 Hawking, in cui il protagonista era interpretato dall’attore Benedict Cumberbatch.

Veniamo a noi. Una fotografia delicata dai colori morbidi fa da cornice a una storia da tematiche forti. Ne “La teoria del tutto” non si parla solo della malattia del protagonista, il grande fisico, matematico, cosmologo, famoso in tutto il mondo per i suoi studi sui buchi neri e sull’origine dell’universo. Si parla di scienza, di fede, del concetto di “vita normale”, ma sopra ogni cosa si parla di amore.

Il difficile compito di interpretare Hawking è stato assegnato a Eddie Redmayne, astro già conosciuto nel panorama attoriale inglese e letteralmente esploso grazie a questo ruolo. Redmayne ha dimostrato di essere non solo un grande attore, ma un perfetto trasformista: il suo corpo ha assunto in maniera così reale i connotati tipici della malattia senza farlo risultare mai grottesco.

Appena entrati in sala, lo ammettiamo, avevamo i fazzoletti alla mano, preparati a piangere per tutti i 123 minuti, ma la struttura narrativa ci riservato l’ennesima sorpresa. Il lavoro di James Marsh è talmente aggrazziato e colmo di messaggi positivi – uno su tutti “Per quanto dura possa essere la vita, laddove c’e’ vita c’e’ speranza” – che quasi non sono serviti anzi, alcuni momenti ci hanno fatto sorridere.

Insomma, niente è fuori posto, tanto che alla prima del film un’infermiera ha asciugato una lacrima sulla guancia di Hawking, sì proprio lui, che ha prestato la sua voce per la scena finale e, in una mail indirizzata al regista, ha confessato che in alcuni passaggi del lungometraggio ha pensato di guardare proprio sé stesso.

“La teoria del tutto” è uscita nelle sale italiane ieri 15 gennaio, e se ancora non fosse chiaro dalla recensione, pollice in su: vi consigliamo di non perdervelo.

 

The Breakdown

Amo le tecnologie e le tecnologie amano me. Account di professione. Mangio film, viaggio, faccio cose, vedo gente.