AWSM ARTIST SERIES 2014 | CHAPTER #5 • LUCA RUALI

Concludiamo il 2014 con l’ultima #Artistseries dell’anno, il protagonista di oggi è Luca Ruali, architetto con base a Milano. È conosciuto per i suoi disegni e tiene rubriche su diverse riviste e sul web di Abitare.

Ma vogliamo che sia lui a raccontarci tutti, buona lettura.

Ciao Luca, benvenuto su ASWMmag, è un piacere per noi intervistarti.

Sei un architetto, collabori con diverse riviste d’architettura e design, una tua ricerca è stata presentata al Padiglione Italiano della 13, mostra Internazionale di Architettura di Venezia, sei impegnato in svariati progetti e hai un libro in uscita – respiro – sono riuscita a dire tutto d’un fiato.

In quanto autore della nostra nuova copertina, iniziamo dai tuoi lavori. Raccontaci della tua passione per il disegno.

L’attenzione al disegno viene dal fascino dell’incontro con alcuni degli illustratori più famosi al mondo. A Roma, intorno al 2008, era possibile incontrare componenti di collettivi come 4wall, Neasden Control Center, o gli artisti che finivano su Rojo Magazine – che era un punto di riferimento molto attivo per l’illustrazione contemporanea.

A parte la bellezza degli immaginari che producevano, mi piaceva la loro naturalezza nello stare sul mercato. Non c’era nessun tentativo di sofisticazione del lavoro. La conseguenza naturale di un lavoro artigianale era quella di venderlo e in questo modo farlo girare il più possibile. Nessuno era troppo interessato a dispositivi che adesso sembrano irrinunciabili come mostre e cataloghi personali. L’altra cosa che mi piaceva era il fatto che gli illustratori condividono le stesse pratiche della produzione musicale: il campionamento (la registrazione di piccoli particolari) e poi l’editing, la post-produzione e la sequenza di questi frammenti. Una fase molto interessante del lavoro grafico è quella in cui hai disegnato davvero molto, hai tutto quello che può entrare nel disegno e sullo stage inizi a montare le possibili relazioni tra queste parti.

I tuoi lavori, infatti, sono un connubio tra architettura in senso stretto e arte, che trova un perfetto equilibrio pur tra elementi così profondamente differenti.

Sono disegni di architettura. L’attenzione è sempre al rapporto tra case, persone, alberi. Mi occupo comunque da progettista dei sentimenti verso le cose che abbiamo attorno. Cercando di forzare i formati di comunicazione standard del progetto. Vi lascio una anteprima di una ricerca che sto pubblicando, un dialogo illustrato tra due ragazze che si muovono in un bosco, o in un parco, tra una casa e un’altra.

Un dialogo composto anche di episodi sfumati:“Una estate avevo sempre la sensazione, prima di addormentarmi sulla sabbia, che un’agave mi parlasse attraverso il terreno. Io volevo continuare ad ascoltarla, e per stare vicina a una pianta costruivo una casa nera.”

Così come nella ricerca “Le case nere”, nei tuoi testi di viaggio, “I luoghi sono neri”, i tuoi disegni – in matita 9B quasi nera, carboncino e marker – raccontano di sogni onirici senza colori, con il nero che ricorre e sembra rincorrerti.

Sento nere tutte le questioni legate all’identità, alle storie dei luoghi. Poi – come tutti – indico come ‘neri’ alcuni sentimenti e azioni violente. Desidero che in quello che faccio ci sia una parte potenzialmente aggressiva. Pericolosa.

Parliamo del libro, un diario di viaggio in posti che non conoscono l’aggettivo “turistico”, un reportage carico di storie e fotografie. Raccontaci quest’avventura.

Ho vissuto due mesi in Lithuania seguendo le tracce di alcune fotografie che erano state importanti per studiare gesti e comportamenti che attualmente uso molto nei miei disegni. Per iniziare a disegnare le figure femminili sulle quali costruivo le storie dei miei progetti, cercavo su Flickr foto di modelle che mi interessassero. Quando trovavo un fotografo affezionato a pose e atmosfere sulle quali sentivo di dover lavorare, controllavo anche i suoi preferiti cercando altri immaginari simili. Col tempo mi sono accorto che quasi tutte le foto organizzate attorno ai gesti che mi interessavano erano di ragazzi lituani.

Da tutto quel tempo lì, da lavori che hanno coinvolto Abitare e l’Accademia d’Arte di Vilnius, ho generato alcuni strumenti minimi e personali che possono sembrare sproporzionati rispetto all’impegno che li ha prodotti. Ho vissuto in un parco nazionale sulla penisola di Neringa. Una lingua di sabbia di centocinquanta chilometri che separa il Baltico da una laguna interna.

Camminando nel bosco si sconfinava facilmente in Russia. È una regione e un paese che colleziona questioni profonde sull’identità in una ambientazione irreale. Ma la Lituania è anche il terzo paese al mondo per tasso di omicidi e il primo al mondo – di gran lunga – per tasso di suicidi.

Il nero che torna.

E la natura ha un ruolo in tutto questo, non necessariamente positivo.

…e nelle tue ricerche che ruolo ha la natura?

Passo più tempo che posso sull’Appennino, tra Abruzzo e Molise, in una casa che mi regala un’esperienza sempre più preziosa. Perchè come in tutto l’Appennino centro meridionale i paesi si spopolano, i boschi scendono di quota, le strade e le ferrovie restano senza manutenzione. Sono posti in cui si sta stabilendo un nuovo rapporto tra persone, animali e natura. Ho scritto da poco, con Actant Visuelle un progetto per Matera 2019, elaborando alcuni rituali cui è possibile assistere nei paesi intorno Matera, che come quelli filmati da Frammartino in ‘Alberi’, celebrano l’avvento di un sistema in cui gli esseri umani sono andati via, si sono trasformati o sono morti. Restano le case rotte, abitate da alberi e animali.

A partire da un workshop che ho curato per Abitare, ‘Erba alta’, ho continuato ad occuparmi di abbandono. Mantenendo al termine il suo senso di ‘lasciarsi andare’. La trasformazione naturale è così spontanea nelle cose e nelle persone. In effetti per la vostra copertina ho disegnato una Dafne.

Beh, esattamente in linea con la legge della fisica “nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”, o come direbbe Ivano Fossati “il trasformismo è diventato un’esigenza.

È la necessità di esprimersi attraverso la produzione di episodi sconnessi, fuori formato, indipendenti. Una sequenza non lineare che offre un senso magari non immediato.

Prima di salutarti vorremo sapere: da architetto, avrai una gran voglia di progettare qualcosa di completamente tuo, che porti la tua firma e appaghi tutte le tue scelte artistiche, c’è qualche sogno nel cassetto?

Professionalmente vengo sollecitato in modo casuale su episodi che possono essere molto diversi. Piccoli progetti, workshop, ricerche, committenze legate al disegno, mostre. Vorrei che queste esperienze, apparentemente slegate tra di loro, fossero riconoscibili per l’intensità con cui sono state affrontate.

Grazie mille Luca per il tempo che ci hai dedicato.

Grazie a voi. Una copertina natalizia è una produzione inusuale. Ma dalla metà di Dicembre con Santa Lucia è un momento in cui alcune figure femminili offrono sensazioni e inviti enigmatici, da considerare.

 

 

Stilatrice compulsiva di liste, post-it e foglietti volanti ricoprono la mia scrivania. Mi destreggio da equilibrista tra un’udienza in tribunale ed una mostra fotografica. Adoro il cinema, ho una cotta per Mastroianni e vorrei vivere in un film di Wes Anderson. La mia parola preferita è Vintage, tutto ciò che è appartenuto al passato deve essere mio; ascolto musica in vinile – sussultando ad ogni fruscio – prediligo la fotografia analogica e i vecchi libri impolverati delle bancarelle di Mezzocannone. Detesto il cinese, ma non smetterei mai di mangiare sushi e hot fudge. Sogno di vivere tra Parigi e New York, a metà strada tra Amelie Poulain e Carrie Bradshaw. Instagram: SOFIA_ZIMMERMAN