Berlino: #25annisenza | Il confine della luce

Un cielo di piombo che sembra ti stia cadendo addosso, l’odore dei currywurst e dei kebab agli angoli delle strade, le luci in corsa dei vagoni della S-Bahn che ti passano sulla testa, il fiume che dolcemente scorre sotto la città, un muro fatto di storia che racconta di vita, morte, amore, fughe.
Berlino.
Uno stato d’animo, un pugno stretto e ben assestato nello stomaco, una canzone di David Bowie, una giornata di neve nel caldo umido della U-Bahn, un formicolio che attraversa la spina dorsale e divide la schiena in due; questa è Berlino.
Il vento freddo che taglia la faccia e fa venire la pelle d’oca, la voglia di sprofondare il naso in un altro caffè bollente avvolti in una poltrona di velluto rosso e la sensazione di lasciare qualcosa impigliato tra i rami degli alberi che circondano Görlitzer Park – o tra i raggi della bicicletta a scatto fisso presa in affitto dallo Spät Kauft sotto casa – quando giunge il momento di ripartire.
Berlino è come un’amante seducente della quale non sei mai sazio, t’affascina con la sua storia, ti stupisce con i suoi quartieri e, sotto il suo ampio cappotto, nasconde sempre una strada in cui passeggiare, un luogo da scoprire, un racconto da ascoltare.

9 novembre 1989.
La strada in cui passeggiare : Bornholmer Strasse – primo passaggio di confine aperto in quella notte.
Il luogo da [ri]scoprire : Berlino Ovest
Il racconto da ascoltare : la caduta del muro.

#25annisenza e la Signora della Germania non poteva esimersi dall’indossare il vestito della festa in questa ricorrenza; con eleganza e discrezione danzerà, corteggiata dai suoi amanti, sul cornicione di un muro di palloncini illuminati.
Un fascio di luci di 15,3 chilometri, per due giorni e due notti, attraverserà la schiena di Berlino, dividendola a metà come in un tempo oscuro, prima di librarsi in aria, come soffice cotone, e cancellare l’amaro ricordo di un passato vivente tra le arterie della città.

Ci sono giorni che non possono essere dimenticati e storie alle quali servono due polmoni gonfi d’aria per essere raccontate.
Dal 7 al 9 novembre la Signora della Germania ci prenderà tra le sue braccia e, ripercorrendo gli anni della cortina di ferro, ci sussurrerà all’orecchio la vita di Herta Heuwer, che cucinava salsicce per gli americani ed un giorno, un po’ per noia un po’ per caso, mischiò una spezia giallastra al pomodoro e alla salsa Worcester; ci farà commuovere con le storie di fughe oltre il confine, ricordando come Hans-Joachim Zock, l’ultima vittima del muro, annegò in cerca della libertà; ci racconterà di quella volta in cui il ministro della giustizia Bob Kennedy si piazzò al checkpoint Charlie per rivendicare i diritti dei diplomatici americani e di come un semplice muro di cemento, può cambiare la vita ed il destino di paese intero.

Uno speciale del Mitte ci accompagna in 25 anni di storia della città più fascinosa d’Europa e la riproduzione del muro con palloncini illuminati è un evento che invidio a tutti coloro abbracceranno la Signora con calore e passione, come sempre merita.

Stilatrice compulsiva di liste, post-it e foglietti volanti ricoprono la mia scrivania. Mi destreggio da equilibrista tra un’udienza in tribunale ed una mostra fotografica. Adoro il cinema, ho una cotta per Mastroianni e vorrei vivere in un film di Wes Anderson. La mia parola preferita è Vintage, tutto ciò che è appartenuto al passato deve essere mio; ascolto musica in vinile – sussultando ad ogni fruscio – prediligo la fotografia analogica e i vecchi libri impolverati delle bancarelle di Mezzocannone. Detesto il cinese, ma non smetterei mai di mangiare sushi e hot fudge. Sogno di vivere tra Parigi e New York, a metà strada tra Amelie Poulain e Carrie Bradshaw. Instagram: SOFIA_ZIMMERMAN