Addio a René Burri

Lunedì scorso ci ha lasciato uno dei pochi grandi della fotografia contemporanea.

René Burri.

L’occhio di Burri, sin dai primi momenti in cui il mondo lo vedeva attraverso il mirino della sua Leica, vedeva qualcosa di diverso in ogni volto, qualcosa destinato a diventare non solo immagine, ma icona. I ritratti di Burri sono parte dell’immaginario collettivo, tra i più famosi ricordiamo quelli regalatici grazie agli incontri con Ernesto “Che” Guevara, Fidel Castro, Picasso, Giacometti e Le Corbusier, oltre a quelli di gente “comune”. L’elevata carica estetica e la forza delle sue foto, il suo carisma e il suo estro irrefrenabile, hanno regalato all’artista una vita lunga e piena di soddisfazioni, una vita in cui ciascuno dei volti che ha reso immortali è diventato parte integrante della sua figura, della sua personalità, alla quale chiunque ebbe la fortuna di conoscerlo deve tanto.

Entrato a far parte della Magnum Photos nel 1959, Burri corona il suo sogno di sempre dedicato all’arte, ai viaggi, al mondo e agli sguardi, che ha fatto suoi e poi donato di nuovo al mondo e attraverso ai quali continuerà a vivere oltre il suo ultimo viaggio.

Vorrei non aggiungere altro, queste poche parole sembrano fin troppe rispetto a quanto parlano le sue fotografie, rispetto a quanto ha ancora da dirci, ogni volta che scopriamo una nuova sfumatura o un nuovo particolare in un suo ritratto.
Buon viaggio René!

Artista, filantropo, fotografo, scrittore, illustratore, sono tutte parole bellissime. Scrivo per passione, sono laureato in lettere e diventerò un famosissimo fotografo, non prima di aver salvato la terra dalla minaccia della bruttezza e dai meme virali.