#Cinema | Un ragazzo d’oro

La nostra valutazione

Lento e con poco mordente. “Un ragazzo d’oro” prometteva qualcosa in più, anche per la presenza nel cast di un’attrice come Sharon Stone. Invece la star pare inserita lì giusto per “vendere” meglio il film nelle sale conferendogli un tocco hollywoodiano. Tutto ruota intorno ad un rapporto padre figlio non risolto. Un legame che si “risveglia” a causa della morte di Achille Bias, regista di pellicole di serie B e padre di Davide Bias, deluso scrittore prestato alla pubblicità. Il protagonista è interpretato da uno Scamarcio che poco può fare a fronte di una sceneggiatura piatta e infarcita di frasi ad effetto senza alcuna emozione.

Né lui, né Cristiana Capotondi, né (soprattutto) Sharon Stone (doppiata anche male) riescono a salvare il film. L’unica a dare pathos è Giovanna Ralli, nel ruolo drammatico della madre di Davide e moglie tradita (con Sharon Stone) di Achille Bias. Davide riscopre il padre tramite le sue opere. E decide di fare un regalo alla sua memoria scrivendo un libro a suo nome, quasi a compensare il rapporto mancante in vita. Per far ciò ricorre a tutte le sue energie e anche agli psicofarmaci, chiudendosi notte e giorno nel vecchio studio paterno.

In questo delirio “d’amore” perde se stesso, mentre l’ex amante del padre Sharon Stone fa solo da contrappunto alle azioni del giovane psicopatico. Il film non lascia nulla allo spettatore: occasione sprecata per il regista Pupi Avati. Come il povero Davide che conta eternamente i passi in un meccanismo ripetitivo e non sense, così anche il film non approda ad alcuna parte.

The Breakdown

Giornalista pubblicista, laureata in Comunicazione pubblica e d’impresa. In un’era poliglotta, amo l’antica arte degli accostamenti nella lingua che derivò dal fiorentino. Turista curiosa e camminatrice instancabile; sostenitrice del diritto a godere di ogni bellezza, innanzitutto quella di un paesaggio che non venga deturpato. Soffro di istinti nevrotici alla Woody Allen. Tendenzialmente sarcastica, credo fermamente nel valore dello spirito critico (viva Marco Travaglio). Per allenare il mio, ho eletto a mie chiese i libri, le sale cinematografiche e il mare.