AWSM ARTIST SERIES 2014 | CHAPTER #2 Daria Plotnikova

Proseguono le ARTIST SERIES 2014, e ancora una volta AWSMmag cambia look.

Ombre dai colori tenui, tratti di china e sguardi intensi. Un regalo dell’artista Daria Plotnikova, che ho intervistato per voi. Un po’ russa, un po’ tedesca e romana d’adozione, Daria è illustratrice freelance e art director per l’agenzia creativa romana ArtAttack Native Adv. Nasce in Russia, dove studia alla scuola delle Belle Arti di San Pietroburgo fino all’età di 15 anni quando si trasferisce a Berlino e frequenta l’accademia di Design “Lette-Verein”, laureandosi come graphic designer. Nel 2009 viene Roma, dove tutt’ora vive e lavora.

Proprio Daria ha personalizzato il nostro outfit estivo con la sua personale interpretazione di #ASWSMmag. Abbiamo fatto quattro chiacchiere, ecco cosa ci ha raccontato. Buona lettura!

Ciao Daria, benvenuta su #AWSMmag, cominciamo da qui: quando nasce la tua passione per l’illustrazione?

Ciao ragazzi! Bene, a cinque anni, ad una festa dove mi portarono i miei genitori e dove fui l’unica bimba tra i tanti adulti. Per tenermi occupata in qualche modo, mi diedero carta e matite. Così rimasi tutta la sera, trasferendo sulla carta tutto ciò che mi circondò. È da allora che disegno. Tutto quello che ho intorno a me, tutto ciò che mi ispira.

Quali sono le tue influenze artistiche, quanta San Pietroburgo, Berlino e quanta Roma c’è nei tuoi lavori? Cosa hai ricevuto da ognuna di queste tre città e culture differenti?

Esattamente in quest’ordine, decrescente. La mia creatività prende inizio a San Pietroburgo con uno stile classico e realistico; riecheggia il mood della scuola d’arte russa. Durante lo studio a Berlino ho sperimentato tante tecniche diverse, seguendo le nuove tendenze, definendo il mio stile. Mentre Roma mi da il vero “materiale” per lavoro, ispirazione e idee.

Come ti ha conquistata il Bel Paese facendoti scegliere Roma?

Bhe, tutte le strade portano a Roma. Principalmente quelle della storia, d’arte e cultura.

Guardando i tuoi lavori ho notato un equilibrio – numerico intendo – tra ritratti e paesaggi, ma sono sicura che ne prediligerai uno. Quale preferisci immortalare?

In generale mi attira tutto ciò che ha un’anima. Ma i ritratti e i paesaggi sono proprio i due temi di cui non potrei fare a meno. Sto cercando l’armonia. Quella interiore, che rappresentano le persone, e quella esteriore. Da li proviene la passione per la natura e le città.

In mente ho l’idea romantica degli illustratori con album da disegno sotto braccio, tracolla di tela con matite, carboncini e colori, oltre il cappello a mo’di coppola in testa, chino su un lato. Molto retrò suppongo. Quali sono i tuoi strumenti di lavoro?

Sarà sicuramente uno stereotipo, ma un quaderno e delle matite che ho quasi sempre dietro. Mi capita di abbozzare qualche idea al volo, fare degli sketch, che vanno elaborati poi con più calma. Lavoro tanto con l’acquarello, uso tecniche miste e collage, sia manualmente, che al computer.

Tra gli artisti c’è chi ama disegnare – come direbbero in Francia – en plein air, chi nel silenzio del proprio studio e chi ancora seduto ad un bar o in treno. Qual è il luogo sacro per la tua ispirazione?

Dipende dalla tipologia di lavoro. Per le illustrazioni commerciali necessito di un’atmosphera tranquilla per potermi concentrare; al silenzio preferisco la musica adatta. Per un progetto personale, in cerca d’ispirazione, mi serverebbe piuttosto un po’ di vita intorno a me. In un bar, all’aperto, in piazza… Basta che il processo non diventi una performance per i passanti curiosi con interrogatorio al seguito.

Grazie Daria, è stato un piacere. Alla prossima!

E se ora volete sbirciare tra alcuni dei suoi lavori, eccovi accontentati: daria-plotnikova

Stilatrice compulsiva di liste, post-it e foglietti volanti ricoprono la mia scrivania. Mi destreggio da equilibrista tra un’udienza in tribunale ed una mostra fotografica. Adoro il cinema, ho una cotta per Mastroianni e vorrei vivere in un film di Wes Anderson. La mia parola preferita è Vintage, tutto ciò che è appartenuto al passato deve essere mio; ascolto musica in vinile – sussultando ad ogni fruscio – prediligo la fotografia analogica e i vecchi libri impolverati delle bancarelle di Mezzocannone. Detesto il cinese, ma non smetterei mai di mangiare sushi e hot fudge. Sogno di vivere tra Parigi e New York, a metà strada tra Amelie Poulain e Carrie Bradshaw. Instagram: SOFIA_ZIMMERMAN