#Cinema | MALEFICENT

La nostra valutazione

Uno dei classici più celebri di tutti i tempi, La Bella Addormentata, dal punto di vista del cattivo: la strega Malefica.Le rivisitazioni hanno alterne fortune, ma questa con la regia di Robert Stromberg e con il volto di Angelina Jolie può dirsi davvero riuscitissima. Scenografie, dialoghi ed effetti speciali ne fanno un film stilisticamente buono, ma è l’architettura della storia a renderlo davvero da non perdere.

Chi ha mai dimenticato la disneyana figura di Malefica che, vestita di nero e attorniata da una malvagia aura verde, maledice la neonata Aurora nella culla? Qui la ritroviamo identica e a chi bambino non è più desta ancora suggestione (sarà per ataviche memorie). A rendere il film un’ottima pellicola è proprio il mix tra riproduzione esatta di alcune delle scene del film d’animazione (le tre fate, la casa nel bosco, il fuso) che ci riporta all’infanzia e la prospettiva adulta che indaga il passato della strega. Da qui il film si apre infatti a due letture, una più immediata, un’altra metaforica.  Si parte da una premessa: non è stato solo il mancato invito al battesimo della piccola Aurora a destare la cattiveria di Malefica. Perchè l’abito non fa il monaco e il mantello non fa la strega: Malefica non nasce cattiva.

Malefica da bambina era diversa, era una allegra fata dei boschi con grandi ali che non aveva paura del mondo degli uomini. Malefica, soprattutto, era felice dopo il bacio dei sedici anni, quello che credeva essere del “vero amore”. Finisce qui l’illusione della favola Disney per far posto a una realtà più adulta. Il passaggio dall’età dei sogni a quella della “ragione” è segnato dall’utilizzo costante di allegorie: l’amore da sogno svanisce, simboleggiato da uno strappo d’ali, e il bosco incantato in cui vive la fata diventa, come il suo cuore, una foresta nera in cui vive una strega. Così come i peggiori cattivi spesso sono buoni che hanno provato molto dolore, Malefica s’incammina per la strada dell’odio e della vendetta. Strada in cui Aurora rappresenta il futuro mancato dei suoi sogni. Questo è in film di risposta a chiunque abbia mai pensato che le favole alimentano le aspettative. Troppo cinico? No, perchè Malefica non ha il cuore davvero duro, Malefica è come tutti: è buona e cattiva insieme e la riduzione semplicistica a una delle categorie si è dimostrato da sempre uno dei più grandi limiti umani.  

Plauso alla Jolie che con un solo sguardo riesce a rendere perfettamente entrambi gli animi. Come nelle favole, ma anche nella vita, sarà salvata solo grazie a chi le farà capire che l’amore, quello vero, esiste. Ed è l’amore più grande del mondo che fa volare e ridona le ali. Per sempre.

The Breakdown

Giornalista pubblicista, laureata in Comunicazione pubblica e d’impresa. In un’era poliglotta, amo l’antica arte degli accostamenti nella lingua che derivò dal fiorentino. Turista curiosa e camminatrice instancabile; sostenitrice del diritto a godere di ogni bellezza, innanzitutto quella di un paesaggio che non venga deturpato. Soffro di istinti nevrotici alla Woody Allen. Tendenzialmente sarcastica, credo fermamente nel valore dello spirito critico (viva Marco Travaglio). Per allenare il mio, ho eletto a mie chiese i libri, le sale cinematografiche e il mare.