GRAND BUDAPEST HOTEL

La nostra valutazione

Premiato dalla giuria al Festival di Berlino, di Grand Budapest Hotel si continua a parlare pur se uscito da tempo nelle sale. Quello di Wes Anderson è in effetti un film sui generis, in particolare per la sua spettacolare scenografia e i suoi colori pastello che lo inseriscono in un mood fiabesco e lo riconducono ad una dimensione quasi onirica.

La pellicola è ambientata nella Mitteleuropa in un arco temporale che va dagli anni 30 agli 80 e la storia si snoda attorno al concierge del Grand Budapest Hotel, Mr. Gustave, e il suo garzoncello, Zero Moustafa, all’eredità di un’anziana donna e a un preziosissimo quadro. Grand Budapest Hotel è un film da vedere per rimanere affascinati dai colori (splendidi i contrasti tra costumi viola e arredamento rosso) e dallo stile della narrazione, montaggio in primis. Fa immergere lo spettatore in un universo così surreale da far dimenticare allo spettatore qualche lentezza di troppo nella sceneggiatura.

Più che la storia in sé – quasi una sottotraccia raffinata e piena di gag da cinema d’epoca, ma neanche tanto coinvolgente – al film bisogna riconoscere il merito di mettere sotto i riflettori l’arte di raccontare stessa. Tanto che spazia tra generi tramutandosi continuamente da noir in commedia. La sensazione non è sicuramente casuale visto che l’intero film è un omaggio di Wes Anderson alle opere dello scrittore Stefan Zweig, i cui scritti di stampo pacifista furono bruciati dai nazisti.

E se lo si guarda sotto quest’ultimo punto di vista Grand Budapest Hotel, per chi non l’ha ancora visto, è un film da non perdere. Per un cinema che contempla il piacere del guardare.

The Breakdown

Giornalista pubblicista, laureata in Comunicazione pubblica e d’impresa. In un’era poliglotta, amo l’antica arte degli accostamenti nella lingua che derivò dal fiorentino. Turista curiosa e camminatrice instancabile; sostenitrice del diritto a godere di ogni bellezza, innanzitutto quella di un paesaggio che non venga deturpato. Soffro di istinti nevrotici alla Woody Allen. Tendenzialmente sarcastica, credo fermamente nel valore dello spirito critico (viva Marco Travaglio). Per allenare il mio, ho eletto a mie chiese i libri, le sale cinematografiche e il mare.