#Cinema | Gigolò per caso

La nostra valutazione

Era da tanto che Woody Allen non si faceva dirigere da qualcuno. L’ha fatto con “Gigolò per caso” per la regia di John Turturro. Non a caso in una pellicola in cui le atmosfere sono molto “alleniane”.

A partire da un personaggio cucito addosso a Woody: un libraio in crisi con il suo esercizio commerciale che vede una via di fuga nella professione più vecchia del mondo… Da far esercitare a un fioraio altrettanto in crisi, lo stesso Turturro. Protettore l’uno, gigolò l’altro. Incarnazione della comicità sofisticata il primo, del riservato savoir fair il secondo. Sullo sfondo la religione ebraica, altra costante dei film di Woody Allen (ritorna la matrice alleniana di questa pellicola che si fa quasi fatica a ricordarsi di attribuire a Turturro). Una dialettica intelligente quella tra i due protagonisti, ma che comunque non mantiene viva per tutto il tempo una sceneggiatura che soffre di una certa lentezza e ripetitività.

Un tris di donne completa il tutto: le piccanti Sharon Stone e Sofia Vergara, ansiose di un menage a trois, e la pura Vanessa Paradis. L’ultima intona in napoletano una “Tu si ‘na cosa grande” molto delicata: un tocco di classe. Complessivamente il film è gradevole, ma non più di questo. Peccato, perché gli ingredienti erano davvero adatti a farne qualcosa di migliore.

The Breakdown

Giornalista pubblicista, laureata in Comunicazione pubblica e d’impresa. In un’era poliglotta, amo l’antica arte degli accostamenti nella lingua che derivò dal fiorentino. Turista curiosa e camminatrice instancabile; sostenitrice del diritto a godere di ogni bellezza, innanzitutto quella di un paesaggio che non venga deturpato. Soffro di istinti nevrotici alla Woody Allen. Tendenzialmente sarcastica, credo fermamente nel valore dello spirito critico (viva Marco Travaglio). Per allenare il mio, ho eletto a mie chiese i libri, le sale cinematografiche e il mare.