#Libri | Peter Heller, Le Stelle del Cane

Una buona penna non nasce solo da studi di anni, letture, librerie alte e polverose, scrivanie disordinate e pensieri creativi. Ogni buona storia, anche le più fantasiose per volare alto ha bisogno di una buona base da cui partire; anche tra le parole più assurde dei romanzi surreali si può scorgere velata la realtà ben radicata, alla base di ogni parola.
Dicevo, comunque, che ogni buona penna non nasce dall’ingobbirsi su una scrivania per anni, anzi, i migliori romanzi che la mente umana abbia mai partorito sono stati frutto di un grande viaggio.

Basti pensare a Darwin o Chatwin o prima ancora Marco Polo: tutti uomini che per trovare le parole giuste hanno solcato terre e mari infiniti, senza sosta, assecondando il continuo moto del loro animo. Come loro, oggi c’è un uomo che, guarda caso, lavora per Nat Geo Adventure e non a caso è un vero e proprio giramondo. Si chiama Peter Heller e chi meglio di lui può dimostrarci come un viaggiatore diventa naturalmente, quasi di riflesso, senza accorgersi, un grande scrittore. Il romanzo per cui si è fatto conoscere dal grande pubblico è The Dog Stars, in Italia uscito con il titolo Le Stelle del Cane.

La trama è surreale e quasi da subito il libro ti fa accomodare come se fossi a casa tua, rendendo naturale scene vagamente day after e che ormai siamo abituati a considerare drasticamente futuro. 
Come ogni romanzo day after che si rispetti descrive un mondo in cui l’umanità è stata decimata da un’ epidemia fatale. Le Stelle del Cane sembra lasciare l’impressione di stare osservando con cura minuziosa una vecchia matrioska, scorrendo le pagine si passa di storia in storia e poi di emozione in emozione, sempre più dettagliate, sempre più familiare seppur tanto distanti.

A rendere più nostro questo viaggio c’è il protagonista, Hig, che assorbe quasi subito le caratteristiche che il lettore vuole dargli, lasciando che vi si impersonifichi come fa ogni grande romanzo. Hig ha un amico, l’unico rimasto dopo l’epidemia. Si chiama Jasper ed è un cane. Jasper è il copilota del Cessna di Hig, che sorvola continuamente il Colorado, ben più deserto di quanto non fosse mai stato. Sotto di loro c’è l’altro amico sopravvissuto, Bangley. Bangley è diverso, anzi, Hig è diverso. Bangley difende le provviste, sembra un animale pronto a uccidere, un animale preparato alla fine del mondo, Hig invece sembra portare il lettore lontano dal lato triste e negativo dell’apocalisse, spostando il suo sguardo altrove, con delicatezza.

Tenendo viva la dinamica della matrioska, Hig fuggendo da se stesso e dalla solitudine in cui il lutto della sua famiglia, spazzata via dall’epidemia lo ha risucchiato, scopre un microcosmo nel cosmo della fine del mondo, un cosmo abitato da un vecchio e sua figlia, un cosmo che è una vera e propria oasi che lo accoglierà e lo consolerà, un cosmo però non esente dalle leggi dell’apocalisse e sopratutto dell’uomo.
Le Stelle del Cane è un’ avventura trasformata in parole, che riesce a farti sentire protagonista e compagno di viaggio; un romanzo che mette a nudo, attraverso una situazione non del tutto surreale, le emozioni umane più naturali eppure più complesse come la solitudine, il bisogno di non restare fermi, noi in rapporto con gli altri e la solidarietà, il tutto presentato senza una fine precisa, forse a rendere il romanzo più realistico, più vicino a noi, così sicuri di tutto eppure costantemente in bilico.

Studio Neuroscienze Cognitive e vivo a Milano da circa cinque anni ma appena posso torno giù a rilassarmi con i miei sei cuccioloni nella casa fuori città. Vivo di libri e serie tv; curo una rubrica di letteratura per AWSM e se c’è un buon libro di cui ancora non hai letto una recensione, ti basta solo aspettare e metterti comodo: ci penso io a risparmiarti un flop (e soldini) o farti scoprire il libro che porterai sempre dietro (e dentro).