LE PAROLE CHE NON TI HO DETTO – IN ITALIANO.

Devo ammetterlo, sono una di quelle che preferisce sfogliare il buon vecchio dizionario della lingua italiana, ripescando termini in disuso, impolverati, vetusti e perfino rugosi, piuttosto che acquisire, come uno scarno recipiente vuoto, nuovi vocaboli esteri da cucire addosso al nostro idioma padre.

È stato quando il mio genitore, durante una noiosa domenica pomeriggio, vedendomi protesa con le braccia al cielo in cerca di segnale, mi ha chiesto: “che fai, un selfie?”, che ho capito due cose. La prima è stata l’avanguardia di mio padre, accompagnata dallo stupore di sentire sgorgare dalla sua bocca il suono della parola “selfie”. La seconda è che forse, questa invadente contaminazione linguistica, non è sempre necessaria. Per pigrizia accantoniamo in un angolo buio il nostro caro italiano, sostituendolo con termini più cool e trendy a seconda della moda del momento.

E se alcune parole sono insostituibili – come computer ad esempio, anche se i cugini francesi storcerebbero il naso a questa affermazione – per altre non esistono traduzioni con la medesima intensità di significato. 

[Provate a dare la stessa enfasi di basito al corrispondente aggettivo anglofono astonished ; il confronto non regge.]

La verità è che mi porto dentro una sensazione di vuoto, di morte cerebrale ogni volta che sento un milanese adoperare termini in inglese – il trend il brand il flyer l’outfit la mission il must, solo per dirne alcuni. È come se la nostra amata lingua stesse perdendo qualcosa nella compravendita di espressioni straniere. È un’asta al ribasso – ben lontana dal più dignitoso ed egalitario baratto – in cui soccombe l’eleganza del nostro idioma al servizio della rapidità e delle semplificazioni esterofile.

A quanto pare, non sono l’unica a pensarla in questo modo. E proprio ieri, girando in rete tra un sito (http://www.achyra.org/forestierismi/index.shtml) e un blog, ho trovato questa lista di trecento parole da dire in italiano.

Eccolaqui.

Buona lettura.

Stilatrice compulsiva di liste, post-it e foglietti volanti ricoprono la mia scrivania. Mi destreggio da equilibrista tra un’udienza in tribunale ed una mostra fotografica. Adoro il cinema, ho una cotta per Mastroianni e vorrei vivere in un film di Wes Anderson. La mia parola preferita è Vintage, tutto ciò che è appartenuto al passato deve essere mio; ascolto musica in vinile – sussultando ad ogni fruscio – prediligo la fotografia analogica e i vecchi libri impolverati delle bancarelle di Mezzocannone. Detesto il cinese, ma non smetterei mai di mangiare sushi e hot fudge. Sogno di vivere tra Parigi e New York, a metà strada tra Amelie Poulain e Carrie Bradshaw. Instagram: SOFIA_ZIMMERMAN