#CINEMA | STORIA DI UNA LADRA DI LIBRI

La nostra valutazione

Dopo il recente “Monuments men”, un’altra storia che parla dell’arte durante la Seconda guerra mondiale. Stavolta si tratta di letteratura e il film in questione è “Storia di una ladra di libri”, per la regia di Brian Percival, tratto dal best seller di Markus Zusak, “La bambina che salvava i libri”.

Racconta di Liesel (Sophie Nélisse), una bambina affidata ad una famiglia tedesca, con una madre dalla (finta) scorza dura (Emily Watson) e un padre affettuoso “con il cuore a fisarmonica” che le insegnerà a leggere (Geoffrey Rush). Tra le particolarità del film il narratore fuori campo, l’Angelo della Morte. Osserva gli uomini, meravigliandosi di come possano essere “belli e brutti” allo stesso tempo; portatore di riflessioni umanistiche che ricordano quelle dell’Al Pacino de “L’avvocato del diavolo”.

Il tema dell’importanza dei libri, dell’immaginazione, dei racconti è declinato durante il racconto delle vicende di brava gente tedesca, inerme e anch’essa a suo modo vittima delle assurdità della Storia. Il film ha infatti il merito di raccontare il dramma dal punto di vista (non frequentemente indagato) di famiglie che avrebbero voluto condurre una vita tranquilla, senza mandare padri e figli in guerra, senza nascondere ebrei in cantina. Senza dover assistere a tragedie prive di significato.
“Storia di una ladra di libri” prometteva meglio, ma soffre di una certa lentezza. La bravura di attori come Geoffrey Rush, ma anche dei piccoli Sophie Nélisse e Nico Liersch, oltre alla bellezza del tema ne fanno in ogni caso meritare la visione.

Una pellicola per non dimenticare, non solo la Storia, ma anche il potere salvifico dell’immaginazione durante i momenti più tristi. Che si tratti di quelli dell’umanità, ma anche di un singolo uomo.

The Breakdown

Giornalista pubblicista, laureata in Comunicazione pubblica e d’impresa. In un’era poliglotta, amo l’antica arte degli accostamenti nella lingua che derivò dal fiorentino. Turista curiosa e camminatrice instancabile; sostenitrice del diritto a godere di ogni bellezza, innanzitutto quella di un paesaggio che non venga deturpato. Soffro di istinti nevrotici alla Woody Allen. Tendenzialmente sarcastica, credo fermamente nel valore dello spirito critico (viva Marco Travaglio). Per allenare il mio, ho eletto a mie chiese i libri, le sale cinematografiche e il mare.