#Libri | Cioran & Flaiano, diversamente diari

Succede spesso ad amanti dei libri come me di ritrovarsi in giro per mercatini o di bazzicare biblioteche dimenticate da tutti o più semplicemente di rilassarmi in libreria facendo scorta per l’inverno, qualsiasi stagione sia.
La cosa che però inevitabilmente accade in seguito ad ogni abbuffata di libri è che si creano le code simili a quelle ai caselli dell’autostrada. Invece di automobilisti che guardano quelli con telepass con un misto di ammirazione e malaugurio però nella mia fila ci sono centinaia di titoli di libri che puntualmente prendo ad organizzare ora per importanza, ora per titolo e spesso per copertina.

La scorsa settimana mentre mettevo in ordine una di queste file, cercavo di raggruppare i libri per copertina, o meglio per editore. Due in particolari modo sono finiti vicino per puro caso e appena li ho visti così vicini, conoscendoli ho deciso di iniziare a leggerli insieme, mandando in fumo, come al solito l’ordine che puntualmente ristabilisco e disfaccio.
I due compagni di fila sono Sillogismi dell’Amarezza di E.M.Cioran e Diario degli Errori di Ennio Flaiano. Quello che mi ha colpito in particolar modo è una cosa che se non fossero capitati per caso insieme non avrei mai notato e cioè la loro effettiva vicinanza non solo fisica.

Il testo di Cioran è un vero e proprio diario nero, quando lo si apre sembra di avere avanti uno di quei fogli su cui si scrive quando si è al telefono, pieno di scarabocchi e di scritte sconnesse tra di loro. Più si va avanti in questo (dis)ordine più si capisce che in realtà i migliaia di aforismi che lo compongono c’è e come ed è uno spiazzante senso di cinismo che pare risiedere ai confini del romanticismo. Cioran, come me, è un grande organizzatore e questo suo sfogo ha deciso di dividerlo in capitoli in base al contenuto e al tema degli aforismi in ciascuno contenuti, troviamo quindi Atrofia del verbo; Lo scroccone dell’Abisso; Tempo e Anemia; Occidente; Il circo della solitudine; Religione; Vitalità dell’amore; Sulla musica; Vertigine della storia; Alle sorgenti del vuoto.

Anche quello di Flaiano salta subito agli occhi come un diario, un diario degli errori per l’appunto.
Flaiano a differenza di Cioran si sfoga senza organizzarsi, senza temi, regalando un vero e proprio flusso di coscienza scandito però dal tempo, dai giorni segnati con perizia all’inizio di ogni piccolo capitolo. Ennio Flaiano non ha lo stesso cinismo di Cioran, non ha la sua freddezza da rumeno, quel tipo di dolce gelo che solo l’est Europa sa regalare, Flaiano nel suo diario si regala in maniera totalmente italiana. Attraverso lui infatti prende forma piano piano, come se uscisse gradualmente da sotto al pelo dell’acqua il profilo di un’ Italia non tanto diversa dalla nostra se non in una distratta anarchia e una libertà figlia del suo tempo destinata a durare quanto una boccata d’aria prima di tornare in apnea. 

Contemporanei, non so se questi due prima di oggi in questo articolo e prima ancora sulla mia mensola si siano mai incontrati, ma sono sicura che se l’avessero fatto si sarebbero detti veramente poco, capendosi con uno sguardo, carico della stessa filosofia che li rendeva quelli che erano, grandi scrittori capaci di regalare raccolte di pensieri coraggiosi non in senso eroico e capaci di farci sentire tutti uguali, principi e martiri al cospetto della vita.

Studio Neuroscienze Cognitive e vivo a Milano da circa cinque anni ma appena posso torno giù a rilassarmi con i miei sei cuccioloni nella casa fuori città. Vivo di libri e serie tv; curo una rubrica di letteratura per AWSM e se c’è un buon libro di cui ancora non hai letto una recensione, ti basta solo aspettare e metterti comodo: ci penso io a risparmiarti un flop (e soldini) o farti scoprire il libro che porterai sempre dietro (e dentro).