Di selfie e disturbi mentali

Dava l’impressione d’essere un fine settimana tranquillo, ma poi la notizia. Attacchi isterici, fughe in oriente e scenate degne di una tragedia shakespeariana.
L’Associazione Americana degli Psichiatri (APA) venerdì scorso, durante la conferenza annuale a Chicago, ha dichiarato che “scattarsi selfie è un disturbo mentale.”

La gente è scesa in piazza, prendendo d’assaltato il ministero della salute – Renzi, imbarazzato ha preso il primo volo per la terra d’Albione. Striscioni sconci e cori offensivi hanno fatto concorrenza al tifo da stadio della partita Casertana Melfi, facendo arrossire i tifosi dinanzi tanto ardore. Sono volate uova marce e paroloni pieni d’odio alle finestre del povero Vittorino Andreoli, che, sobbalzato con violenza dalla poltrona in velluto verde, spaesato e confuso ha creduto si trattasse di qualche pesce d’aprile tardivo – c’è stato anche chi, incerto sulla distinzione tra psicologia e psichiatria è andato sotto casa di Massimo Recalcati. Ma non ha trovato nessuno, poiché è in tour promozionale per il suo ultimo libro.

Queste le parole dell’APA [così potrete capire perché nella chat di facebook, questo weekend, non c’era nessuno online ed erano tutti partiti per la grande marcia su Roma]:

‘Il disturbo viene definito selfitis – selfidismo, azzardando la creazione di un nuovo vocabolo acquisito, con la supervisione del mio medico personale – corrisponde a un desiderio ossessivo compulsivo di scattarsi foto e postarle sui social network, per compensare l’assenza di autostima e colmare un vuoto nei rapporti intimi.

Esistono tre livelli di disordine:

1) selfidismo borderline scattarsi almeno tre foto al giorno, senza pubblicarle sui social network;
2) selfidismo acuto scattarsi almeno tre foto al giorno e pubblicarle sui social network;
3) selfidismo cronico incontrollabile bisogno di scattarsi foto in ogni momento, postandone più di sei al giorno sui social network.

Non esiste ancora una cura per questo tipo di disturbo, ma un trattamento temporaneo può essere ritrovato nella terapia cognitivo comportamentale.
Per fortuna tale terapia è coperta dall’”Obamacare!”

Se proprio non riuscite a crederci, eccovi la fonte della notizia: LINK.

Non salirò in cattedra a giudicare le ossessioni della generazione 2.0, – anche se della patologia deve pur esserci dietro cotanto narcisismo. A mio parere, ognuno ha il disturbo mentale che si merita.

E se di selfie, più o meno noti, ne vediamo ogni giorno a iosa – cosa che, comunque, non mi ha fermato dallo stilare una personale top ten – sono andata a ritroso nel tempo, per mostrarvi i self portraits, o autoritratti, di fotografi e artisti celebri. Insomma, quando scattarsi foto non era ancora una patologia.

Selfie d’Autore:

Stanley Kubrick – 1948
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Astrid Kirchherr – Amburgo 1960
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Man Ray – California 1944
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Ilse Bing – 1931
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Wally Elenbaas – 1938
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Richard Avedon con Sofia Loren – 1966
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Andy Warhol – 1982
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Irving Penn – New York 1986
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Helmut Newton – Lenox Hill Hospital, New York City, 1973
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Diane Arbus – 1945
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La mia Top Ten personale

10. Sconosciuta nel bagno della Casa Bianca
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9. Il Papa
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8. Il re dei selfie [affetto da selfidismo cronico stando a quanto detto dall’APA] bc3e97a6-b326-4bc7-a894-f785cb3b4271

7. Durante la notte degli Oscar
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6. Obama, Cameron e il Primo Ministro danese [la vera ciliegina è la faccia della first lady] article-2521146-1A0206BA00000578-199_964x573

5. Bill Murray, Lady Gaga e David Letterman
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4. Sconosciuta durante una partita di football
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3. Selfie con selfie di una sconosciuta con aspirante suicida sul ponte di Brooklyn
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2. Genio con sederi di fuori
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1. Luca Parmitano nello spazio
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Stilatrice compulsiva di liste, post-it e foglietti volanti ricoprono la mia scrivania. Mi destreggio da equilibrista tra un’udienza in tribunale ed una mostra fotografica. Adoro il cinema, ho una cotta per Mastroianni e vorrei vivere in un film di Wes Anderson. La mia parola preferita è Vintage, tutto ciò che è appartenuto al passato deve essere mio; ascolto musica in vinile – sussultando ad ogni fruscio – prediligo la fotografia analogica e i vecchi libri impolverati delle bancarelle di Mezzocannone. Detesto il cinese, ma non smetterei mai di mangiare sushi e hot fudge. Sogno di vivere tra Parigi e New York, a metà strada tra Amelie Poulain e Carrie Bradshaw. Instagram: SOFIA_ZIMMERMAN