I’ll see you again in 25 years. Laura Palmer l’ha promesso, i venticinque anni sono passati

L’abbiamo visto – più o meno – tutti. E tutti invano abbiamo tentato di nascondere quel seme di terrore che Lynch ha innestato nelle nostri menti sin dalle scene iniziali – la cornice malinconica del tema di Badalamenti mi provoca un brivido lungo la schiena al solo pensiero.

Twin Peaks è stato più di una serie televisiva, è stato un fenomeno culturale. Un evento rivoluzionario all’interno del piccolo schermo che ha appassionato e inquietato diverse generazioni. L’arte visionaria di Lynch al servizio del vasto pubblico ha creato una combinazione di sentimenti d’ansia e sgomento, tesi alla risoluzione dell’enigma: chi ha ucciso Laura Palmer?

Le vicende partono dall’omicidio della ragazza, si intrecciano le storie degli abitanti della piccola cittadina, i segreti, scanditi da tensione e oscurità, vengono lentamente svelati. La tranquilla provincia americana – dove non succede mai niente – viene scossa da rivelazioni scioccanti, celate dietro perbenismo e finti sorrisi di facciata. Lo scorrere del tempo è affidato a sogni ed allucinazioni dei personaggi – un rovo di vite che si trova a fare i conti col paranormale – anestetizzati come zombi, bonari come montanari creduloni. Il male ha trovato dimora nei fitti boschi di Twin Peaks e danza a braccia strette insieme a perversione e paura, sul fruscio del vento e il rumore delle cascate.

È quasi impossibile riuscire a descrivere le sensazioni provate passeggiando per le strade di Twin Peaks. La forza empatica di cui abbonda questa serie, lascia aleggiare nell’aria la scoperta dell’assassino, fino quasi a dissolverla. Pian piano svaniscono quei sentimenti volti alla soluzione del mistero, come anelli concentrici sull’acqua si disperdono nelle onde.

Chiunque l’abbia visto sa di cosa sto parlando.

Chiunque l’abbia visto ha sorseggiato una tazza di caffè nero bollente e mangiato la migliore torta di ciliege, seduto al bancone del Double R Diner.

Chiunque l’abbia visto ha trascorso almeno una settimana a controllare che sotto il letto – o dietro il divano – non spuntasse strisciando Bob.

La particolarità di Twin Peaks, che porta ancora a parlarne dopo venticinque anni, è l’innata inclinazione a diverse interpretazioni, l’apertura stilistica di cui si caratterizza la sua trama si diversifica con potenza dalla chiusura classica della struttura delle fiction.

Lynch e Frost, dunque, non hanno voluto chiudere il cerchio, lasciando scorrere la storia e tessendo sviluppi onirici culminanti con la frase pronunciata da Laura Palmer nella Black Lodge : I’ll see you again in 25 years – ci rivedremo tra 25 anni.

I venticinque anni sono trascorsi e l’insorgere di vociare e palpitazione è stato inevitabile alla scoperta di un casting in cerca di un’attrice, con i capelli bruni o rossi per interpretare una cameriera bianca tra i 18 e i 27 anni. Il pensiero di tutti è corso a Twin Peaks.

La notizia di una terza stagione si è divulgata come una macchia d’olio sul pavimento ed ha raggiunto dimensioni spropositate. David Lynch è dovuto intervenire per limitare i danni di voci false. Durante una conferenza presso la sua fondazione ha affermato:

“I brusii sono solo questo: brusii. Ci sono sempre brusii intorno alle vicende senza alcuna verità reale. Non ho idea quale sia la fonte di questi brusii e da dove provengano, ma di sicuro sono fondati su di un’incomprensione circa quello che è accaduto. È vero che uscirà un nuovo blu-ray di Twin Peaks: la puntata pilota, la prima stagione, la seconda stagione e ci sarà qualche nuovo contenuto speciale mai visto prima. Questo è tutto ciò che posso affermare.”

Apparentemente dovremmo accontentarci di nuove sparute scene – magari quelle vecchie tagliate e non adatte alla fluidità della narrazione – mai viste prima. Apparentemente.

Ma chi davvero vuole perdere la speranza di un’intera terza stagione di Twin Peaks?

Chi vuol gettare la spugna dinanzi a queste, se pur catartiche, affermazione di Lynch?

E il casting allora? Non vorrete bervi la storia del promo per il nuovo Dvd, sul serio?

Ma soprattutto… E Laura Palmer? Come la mettiamo con la promessa dei venticinque anni?

Nonostante le dichiarazioni delle geniali menti ideatrici – Lynch e Frost – io continuo con il conto alla rovescia.

Preparata ad una nuova apparizione di Bob – sto controllando che non si sia insinuato nella mia camera da letto – manterrò questo stato di turbamento e attesa. Attesa di rincontrare l’agente Cooper, passeggiare per Twin Peaks e sorseggiare una tazza di caffè dannatamente buona al Double R Diner.

I brusii saranno anche solo brusii, ma la fiducia riposta nelle parole di Laura Palmer è più forte di qualunque scoramento.

dugpa.com/countdown

Stilatrice compulsiva di liste, post-it e foglietti volanti ricoprono la mia scrivania. Mi destreggio da equilibrista tra un’udienza in tribunale ed una mostra fotografica. Adoro il cinema, ho una cotta per Mastroianni e vorrei vivere in un film di Wes Anderson. La mia parola preferita è Vintage, tutto ciò che è appartenuto al passato deve essere mio; ascolto musica in vinile – sussultando ad ogni fruscio – prediligo la fotografia analogica e i vecchi libri impolverati delle bancarelle di Mezzocannone. Detesto il cinese, ma non smetterei mai di mangiare sushi e hot fudge. Sogno di vivere tra Parigi e New York, a metà strada tra Amelie Poulain e Carrie Bradshaw. Instagram: SOFIA_ZIMMERMAN