#Cinema | HER

La nostra valutazione

In tanti giocano con Siri (l’interfaccia vocale dell’iPhone) per proporgli uno scherzoso “Vuoi essere la mia fidanzata?”. In “Her” – “Lei” l’ironia fa spazio al serio e chi pensa di riderci sopra sarà smentito dalla visione di questo bellissimo e profondo film di Spike Jonze. Dopo gli imperdibili “Essere John Malkovich” e “Il ladro di orchidee”, Jonze fa colpo ancora una volta. “Her” ha infatti vinto l’Oscar per la miglior sceneggiatura originale. La pellicola tratta di una storia d’amore tra un uomo e un sistema operativo “personalizzato”, il cosiddetto OS. La storia è ambientata in un futuro prossimo, non troppo lontano, tanto che gli spazi, gli arredamenti sono “moderni” ma a noi noti.

A dominare le scene è Joaquin Phoenix con un’interpretazione magistrale, tanto più che regge il film quasi interamente sulle sue spalle. Phoenix veste i panni di Theodore, scrittore solitario che ha un impiego presso Belleletterescritteamano.com. Una sorta di versione iper moderna di quegli scrittori che una volta si prestavano agli altri non alfabetizzati. Gli altri che nella pellicola sono gli analfabeti del 2.0: analfabeti del sentimento, figli di una vita troppo rapida in cui non c’è spazio per mettere la coscienza su una pagina. A Theodore di coscienza ne è invece rimasta fin troppa, tanto da metterla al servizio altrui e tanto per avere il coraggio di tormentarsi per una storia finita con la sua ex moglie (Rooney Mara). Sarà per colmare il vuoto che decide di impostare il nuovo sistema operativo scegliendo una voce femminile. Si tratta di un nuovo tipo di intelligenza artificiale, capace di pensare, di fare esperienza, di darsi un’identità. “Lei” è Samantha ed ha la voce di Scarlett Johansson nella versione originale e di Micaela Ramazzotti in quella italiana.

La relazione inizia poco a poco, in un crescendo credibile e lontano dai film in cui ci si innamorava di pure macchine in una relazione univoca. Qui il contrasto uomo – computer non è calcato, ma ridotto al minimo. Samantha e Theodor vanno a mare, in montagna. E non solo loro: la realtà è popolata di uomini che in metropolitana, per le strade, non parlano più tra loro, ma con i propri OS. Non tanto lontano dalle scene a cui assistiamo di persone sedute al bar insieme, ma con la testa ognuna sul proprio smartphone.

L’analisi di Spike Jonze è tanto più forte perché non ha il fine di giudicare moralmente, ma di spingere a riflessioni “umaniste”. Qual è la realtà? Quali invece sono solo nostre proiezioni? Non amiamo spesso qualcuno che non c’è? Ci devono essere motivi razionali per amare o si può dire “amo e basta”. Una pellicola di fantascienza romantica, ma anche spazio di riflessioni filosofiche e fin troppo reali. Un film da vedere assolutamente. E da sentire, non solo per ascoltare “Lei”, ma anche per le note coinvolgenti della colonna sonora.

The Breakdown

Giornalista pubblicista, laureata in Comunicazione pubblica e d’impresa. In un’era poliglotta, amo l’antica arte degli accostamenti nella lingua che derivò dal fiorentino. Turista curiosa e camminatrice instancabile; sostenitrice del diritto a godere di ogni bellezza, innanzitutto quella di un paesaggio che non venga deturpato. Soffro di istinti nevrotici alla Woody Allen. Tendenzialmente sarcastica, credo fermamente nel valore dello spirito critico (viva Marco Travaglio). Per allenare il mio, ho eletto a mie chiese i libri, le sale cinematografiche e il mare.