‘Hanno Tutti Ragione’, ma Paolo Sorrentino un po’ di più.

Sono trascorse quasi due settimane dalla proclamazione de ‘La Grande Bellezza’ a miglior film straniero, con tanto di statuetta laccata in oro di un canuto ometto di nome Oscar, applausi, discorsi e commozione generale.

Due settimane in cui si è alzata una quantità di polvere impossibile da descrivere – sembrava di essere spettatori ad una gara di moto cross nel Grand Canyon.

Polvere che ha ricoperto, con uno strato fuligginoso, il buon senso regalando adito solo a giorni di post-contro-post critiche-contro-critiche elogi-spregi-e-tutto-il-contrario-di-tutto.

Ho aspettato che il vento spazzasse via questi giorni nebbiosi, torbidi nei quali la diabolica macchina dei social network ha mostrato tutto il suo lato oscuro, trascinando i più in una spirale di retorica e facondia che risale il midollo della vacuità.

Giorni sporchi, gli occhi sono opachi, nessuno vede più lucidamente.

Ho aspettato di riacquistare la vista prima di scrivere qualcosa – la trama del pulviscolo era troppo densa per impugnare una biro.

L’attesa mi ha concesso tempo per riflettere, lasciando impigliata nella mia mente una semplice domanda: perché Tutti hanno sentito il bisogno di commentare ‘La Grande Bellezza’?

Nessuno si è salvato dalle sabbie mobili. Critici, giornalisti, addetti ai lavori, non addetti ai lavori, cittadini. Tutti.

Il chiacchiericcio ed i brusii hanno fatto il giro del Bel Paese, danzato con menti illustri, sedotto politici. Hanno tuonato con eco altisonante in salotti culturali e in palazzi importanti. Si sono insediati nelle strade delle città, corteggiando ragazze nei bar di provincia, sono saliti nelle case degli italiani.

Tutti hanno parlato de ‘La Grande Bellezza’.

Perché?

Ci ho riflettuto, ed una sola unica – opinabile – risposta esiste: il vuoto.

Tutti abbiamo bisogno di riempire la vita con trucchi che ci facciano sentire vivi. Stratagemmi, inganni, di qualsiasi forma e levatura, devoti ad un’arte presa a credito.

L’ars oratoria, il pettegolezzo, il parlottio si concedono annoiati a questo gioco d’astuzie, colmando le giornate di battibecchi e virili accuse dietro una tastiera.

‘La Grande Bellezza’ è stato un mezzo per riappropriarci del sangue che scorre nelle nostre vene, per dimostrare quanta vita abbiamo in corpo – forse nemmeno nei più intimi desideri, Sorrentino avrebbe mai aspirato a tanto.

‘La Grande Bellezza’ ci ha reso vivi [per una settimana – il tempo di far cambiare il vento].

La tela di commenti, dalle sue note più intense fino alle più vacue, non ha alcuna importanza. L’importante era l’arte in sé. Commentare, parlarne, esserci. Essere.

Gli italiani, un popolo di navigatori – andiamo dove soffia il vento – un popolo di fieri poeti della repubblica della chiacchiere.

Che belli che siamo nel nostro luogo sicuro, in cui Tutti abbiamo ragione: il social network.

Stilatrice compulsiva di liste, post-it e foglietti volanti ricoprono la mia scrivania. Mi destreggio da equilibrista tra un’udienza in tribunale ed una mostra fotografica. Adoro il cinema, ho una cotta per Mastroianni e vorrei vivere in un film di Wes Anderson. La mia parola preferita è Vintage, tutto ciò che è appartenuto al passato deve essere mio; ascolto musica in vinile – sussultando ad ogni fruscio – prediligo la fotografia analogica e i vecchi libri impolverati delle bancarelle di Mezzocannone. Detesto il cinese, ma non smetterei mai di mangiare sushi e hot fudge. Sogno di vivere tra Parigi e New York, a metà strada tra Amelie Poulain e Carrie Bradshaw. Instagram: SOFIA_ZIMMERMAN