Perchè la condivisione dovrebbe diventare critica?

Ve la ricordate la storia delle 20 persone che si baciano? Come da buona abitudine feisbucchiana il mondo si è unito in una processione di condivisioni, una sorta di innocua ma altrettanto fastidiosa mitragliata sulle bacheche altrui di un video ben fatto e ben recitato, partecipando di fatto, inconsapevole, a becera pubblicità.
Geni gli autori o completamente scemi, noi?

Io mi ero rifiutato di di guardarlo. Quando qualcosa viene condiviso in modo compulsivo finisce sulla mia lista nera. Ma poi l’ho visto, ed era così ovviamente chiaro che fossero tutti attori, persino bravi, a cui erano state assegnate parti e comunicati gli atteggiamenti da avere, che mi è sembrato addirittura pleonastico sprecarci una parola di più, unendomi alla processione di cui sopra. Tuttavia, avere conferma delle proprie sensazioni è pur sempre una bella soddisfazione. Il punto è: preservate il vostro senso critico.
Non è oro tutto ciò che luccica, su facebook.

Opinabile non è la condivisione in sè, ovviamente. Siamo frutto dei nostri tempi e contestualizzare il nuovo nel vecchio è sempre stato, e sarà, un atteggiamento sbagliato e criminale per giudicare qualsiasi cosa. Il problema qui è la frenetica condivisione “empatica”. Per carità, problema si fa per dire, e che ognuno faccia ciò che considera giusto. Dico solo che, data l’evidenza della “campagna pubblicitaria”, mi ha fatto impressione constatare quanto tanta gente perda senso critico e oggettività quando le cose girano su internet e sono passabili di condivisione, come se fosse una corsa a chi si senta colpito per primo e meglio, per poter dire la sua nel modo più profondo possibile. Ho letto commenti inneggianti alla meravigliosità della natura umana, a quanta magia ci sia nella spontaneità del primo bacio tra gente che non si conosce, e che però un bacio riesce ad avvicinare più di qualsiasi altra cosa ecc ecc.

Alla luce della rivelazione sull’azienda mandataria della trovata pubblicitaria, mi aspetto che certa gente, pur sempre in buona fede, si sia seduta quanto meno a riflettere sulla superficialità che ormai impera nella propria vita. E ci può stare ragionare più di stomaco che di cervello davanti alle luci giuste, il sottofondo azzeccato e le perfette espressioni facciali (troppo perfette per essere vere) davanti ad una telecamera, d’altro canto ci si emoziona anche al cinema da molto prima di facebook e dei video virali, ma è importante considerare che, inconsapevolmente, tantissime persone, con troppa facilità, pensando esclusivamente alla soddisfazione, con annesso scarico di endorfine, di “dire la propria”, pubblicando e condividendo un video piuttosto che provare anche a ragionarci, abbia miseramente veicolato una pubblicità a basso costo (per chi l’ha fatto) pensando invece di diffondere un meraviglioso esperimento antropologico. L’intento, alla fine, diventa glorificare il proprio pensiero, il sè a riguardo più che il video stesso, che tanto quello era già stato visto un milione di volte.

La condivisione virale è figlia di questi tempi, dicevo, ma quella empatica e facilona è qualcosa che andrebbe arginato il più possibile, perchè strumento di appiattimento e di impigrimento sociale ed intellettivo. Di massificazione, ecco l’ho detto. Siamo al livello, negli intenti eh, non nei contenuti, dei post sulla roba da mangiare, che viene fotografata invece di essere mangiata, sui bambini leucemici che chiedono di far girare le proprie foto per sopravvivere (eggià…), la gente scomparsa (che non è mai scomparsa), la strage dei cani durante i mondiali, le foto taroccate di una guerra a caso, che ormai sono tutte uguali, e parlarne in rete fa sentire meglio, ma forse anche troppo giustificati nel rimanere davanti al computer, a godere sempre della stessa scarica di adrenalina. Non so se mi sono spiegato.

Parlo da uomo ferito, del resto, io per primo tempo fa condivisi una foto, con tanto di commento di sdegno, per la presenza di navi cinesi o russe, o coreane, che insomma avevano deciso di fare qualcosa di sbagliato e moralmente deprecabile. Buttai la notizia, trovata a sua volta chissà dove, in rete allarmando e rimproverando tutti per la poca attenzione dedicata alla faccenda. Mi fu poi fatto notare, di lì a poche ore, che la notizia era vecchia di mesi, e la foto associata ad altro. La cosa mi fece riflettere, subito dopo avermi fatto sentire davvero, ma davvero, tanto scemo.

È tutta questione di input e di output, disse qualcuno, e se la velocità di ricezione e trasmissione aumenta, è solo progresso di cui essere fieri, ma “da grandi poteri derivano grandi responsabilità” disse qualcun altro, e quando si inizia a correre è proprio allora che il livello di attenzione deve per forza di cose aumentare. La vita ormai sembra essere condivisa, ben prima di essere vissuta. È questa la cosa un pò inquietante. Nasci, Condividi e Muori, è una pessima, pessima prospettiva.

Qui la pronta parodia del popolo di internet…

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Musicante generico. Orgogliosamente facente parte del tanto decantato “precariato della ricerca”. Da sempre interessato a iniziare cose per non concluderle, ho suonato in numerose formazioni, ho organizzato eventi, concerti, aperitivi, e meravigliose cene. Ho trovato "fare radio" il miglior modo per trovarsi una ragazza, o più di una. Sono autore, e indomito ascoltatore, come batterista, milito felicemente nei Montag, progetto strumentale/postqualsiasicosavogliate. Mi appassiona ciò che non piace già a troppi, ma soprattutto la parola “upworthy” e chi la usa; ostile verso chi dice di non guardare più la TV, chi va ai concerti e dice che il precedente, in cui non c'eri, è stato migliore, e verso chi si adagia, si adatta, e si accontenta, perchè loro è la responsabilità di tutto ciò che odio.