Il Genio in Provincia

Metti una domenica di pioggia in una provincia del bel paese. Metti un concerto di un duo pop italiano un po’ conosciuto. Aggiungi amici birra e fumo di sigarette e la serata si tramuta in un racconto.
Il duo pop è Il Genio – che poi in realtà erano in quattro. Se vi state guardando intorno attoniti, cercando di ricordare qualche canzone, allora vi do una mano io. Sono quelli di Pop Porno. L’unico pezzo che conoscevo – e a quanto pare ero l’unica, visto che tutti gli altri spettatori cantavano a squarciagola.
Il locale è un posto underground, fumoso e con luci soffuse, piccolo e accogliente che per decadi è stato il nostro ritrovo – e lo è tutt’ora. Il J [o Jarmusch per i forestieri].
Non era mai accaduto prima, ma per il concerto di domenica abbiamo dovuto prenotare. Essì. Una vera e propria prenotazione da ristorante altolocato che nella carta dei vini ha solo primizie più vecchie di te di almeno un ventennio.
1
Qualche ora prima del concerto, mi è balenata l’idea che sarebbe stato carino fare una sorta di intervista al gruppo. Solo un paio di battute così, tanto per avere qualcosa in più da scrivere.
Ci ho pensato bene.
Ho reperito informazioni su di loro e buttato giù qualche domanda standard :

  • sono passati tre anni dall’ultimo album che avete prodotto, come mai tutta questa attesa? [e mentre scrivevo si ergevano, alti come la torre Eiffel, i dubbi]
  • l’ ultimo disco “Una voce fa poco” ha forti influenze 8-bit ed è molto più.. [‘molto più’ cosa? Non l’ho mai ascoltato!]
  • stando al vostro singolo “Bar Cinesi” [grazie youtube], avete bevuto il peggior cappuccino della vostra vita in uno di quei bar. Volete dire qualcosa alle colonie di cinesi che si sono sentite offese dalla vostra canzone?
  • dove è nata l’ispirazione del vostro masterpiece Pop-porno? [No, forse meglio evitare questa domanda. Cosa potrebbero mai rispondere, dai film porno giapponesi, no?]
  • “Una voce fa poco” è uscito a dicembre. Come è stato accolto dalla critica? [Ditemelo voi, visto che non son riuscita a reperire recensioni su internet.]
  • Progetti per il futuro? [Domanda pretenziosa, non sanno ancora come andrà ‘sto disco, figuriamoci se stanno pensando al futuro…]

Più appuntavo le domande più pensavo che sarebbe stato un disastro. Non avevo nozioni base per fare un’intervista interessante, non conoscevo nulla – al di fuori di Pop Porno. Chi sa, forse si sarebbero anche offesi per la battuta sui cinesi. Più ci rimuginavo più mi convincevo che non sarebbe stata una buona idea.
Si fanno le dieci, prendo il taccuino con gli appunti e vado a ‘godermi’ lo spettacolo.
Il J è strapieno. Fumo, birra e preparazioni per l’evento più mondano di tutto l’anno – forse degli ultimi tre anni.
Incontro persone mai viste prima, vecchi e nuovi avventori che scruto con attenzione e intanto continuo a pensare tra me e me “non dovrei buttarmi in questa specie d’intervista. Si fa una figuraccia!”
Con la testa piena di stupidi enigmi, io e miei amici ci accomodiamo al divanetto prenotato, in attesa del concerto.
Eccoli. Entrano. Senza presentazioni iniziano a suonare.
Lei è strafiga proprio come nel video. Ed è brava. Bella e brava come urlano dal pubblico dopo un paio di brani.
Lui è uno smilzo mod che fa faville con il signor sintetizzatore Farfisa.
Cantano pezzi di chi sa quale album. Prendo nota delle parole che riesco a percepire, per intuirne il titolo. Devo ammetterlo, non capivo nulla! Sembrava che lei non stesse cantando in italiano – forse l’estrema vicinanza della cassa ha giocato un brutto scherzo.
Hanno suonato a lungo, e più li ascoltavo più mi piacevano – e pensare che Pop Porno tutto sommato è una delle peggiori. Dialogavano con il pubblico elargendo battute – una l’ho segnata faceva così : “Celentano è un grande, un grande ammortizzatore sociale, in quanto molleggiato”.
Un bel concerto, davvero. Bello e inaspettato.

2

Ero già pronta a sputar veleno e dir loro che mi avevano fatto rimpiangere Sanremo, ma non è andata così. Mi sono divertita, le canzoni mi son piaciute e loro sono bravi, molto.
All’una, a concerto ormai finito e dopo la chicca di “Notti Magiche” – si, l’hanno fatta per uno del pubblico che ripetutamente ne ha cantato il ritornello – si apre un’improvvisata jam session. Un tipo con un sassofono chiede di suonare insieme al tastierista [Gianluca De Rubentis]. Inizia una bagarre, che sfocia in “Light my Fire” dei Doors. Per un istante le influenze da piano bar dell’avventore sassofonista stavano per prendere il sopravvento. “Champagne” e “Malafemmina” non ce le siamo risparmiate. Ma su quest’ultima si è chiusa intelligentemente la sessione, riportando a casa intatta la dignità.
Applausi, birra e fumo.
È stata una buona serata, anche se alla fine non ce l’ho fatta a fare al gruppo quelle quattro domande.
Ero una pivella, non conoscevo la loro musica i loro album e i lori progetti. Mi sentivo come quando vai a fare un esame impreparata. Si potrebbe prospettare la figuraccia. Così quando il prof chiama il tuo nome, non muovi un muscolo, aspettando passi avanti con la lista. E resti li seduta a prendere informazioni.
Così ho fatto. Informazioni, qualche foto e la voglia di ascoltare il loro ultimo disco.

Stilatrice compulsiva di liste, post-it e foglietti volanti ricoprono la mia scrivania. Mi destreggio da equilibrista tra un’udienza in tribunale ed una mostra fotografica. Adoro il cinema, ho una cotta per Mastroianni e vorrei vivere in un film di Wes Anderson. La mia parola preferita è Vintage, tutto ciò che è appartenuto al passato deve essere mio; ascolto musica in vinile – sussultando ad ogni fruscio – prediligo la fotografia analogica e i vecchi libri impolverati delle bancarelle di Mezzocannone. Detesto il cinese, ma non smetterei mai di mangiare sushi e hot fudge. Sogno di vivere tra Parigi e New York, a metà strada tra Amelie Poulain e Carrie Bradshaw. Instagram: SOFIA_ZIMMERMAN