Sanremo ti odio. Parte II

Avevo detto che non avrei speso un’altra nottata a straziarmi con il Festivàl, lo so. Ma la mia amica Francesca mi ha fatto promettere di guardarlo, per raccontarle cosa era accaduto. E allora ho pensato di fare una delle cose che preferisco: una lista.

Una lista dei momenti peggiori che non farà rimpiangere a nessuno di aver trascorso il giovedì sera al bancone di un bar.

Mercoledì sera, seconda puntata

  • Le riesumate Kessler che rispondono all’unisono
    1
  • Fazio che imita Pippo Baudo
  • Il mascara sciolto della Littizzetto dopo lo sketch della Valeri
  • L’esibizione di cinque ore di quel frantuma balle di Baglioni [scusa mamma] 2
  • Il vestito rosso della staccherona pallavolista
    3
  • Quel brav’uomo di Sarcina che si fa una selfie sul palco dell’Ariston
    4
  • La cravatta di Rufus Wainwright
  • L’inizio della gara dei giovani, a mezzanotte e venti
  • Il nome di un giovane. ZIBBA
  • Fazio in pigiama all’una meno un quarto
    5

 

Giovedì sera, terza puntata

  • Il riepilogo infinito delle canzoni in gara
  • Le scarpe della Ferreri e il taglio di capelli di Noemi
  • I dieci  minuti di ritardo dopo soli dieci minuti di festival
  • De Andrè che affanna alla fine del pezzo
  • La gag del pubblico impazzito che interrompe Fazio e inizia a cantare
  • Fazio che ci prova con Arisa
  • Il Tg Uno alle ventitre e cinquantasette
  • L’astronauta che twitta dallo spazio e Fazio che lo presenta con “Sanremo a Houston..” [brividi]
  • Venti ore d’attesa per sole due canzoni di Damien Rice
  • La classifica provvisoria dei BIG all’una meno tre minuti [con Renga in testa]
  • Quel brav’uomo di Sarcina che si fa una selfie sul palco dell’Ariston [sta volta con Vessicchio] 6

Il  meglio della terza puntata

  • Un vaffa della Littizzetto in fascia protetta
  • Momento Amarcord con Renzo Arbore e la grande bellezza della musica napoletana
    7
  • L’anticonformismo di Damien Rice che vestito da clochard suona una chitarra scassata
    8

 

Stilatrice compulsiva di liste, post-it e foglietti volanti ricoprono la mia scrivania. Mi destreggio da equilibrista tra un’udienza in tribunale ed una mostra fotografica. Adoro il cinema, ho una cotta per Mastroianni e vorrei vivere in un film di Wes Anderson. La mia parola preferita è Vintage, tutto ciò che è appartenuto al passato deve essere mio; ascolto musica in vinile – sussultando ad ogni fruscio – prediligo la fotografia analogica e i vecchi libri impolverati delle bancarelle di Mezzocannone. Detesto il cinese, ma non smetterei mai di mangiare sushi e hot fudge. Sogno di vivere tra Parigi e New York, a metà strada tra Amelie Poulain e Carrie Bradshaw. Instagram: SOFIA_ZIMMERMAN