Movie Reviews | Monuments Men

La nostra valutazione

Continua il filone delle pellicole “true story” in voga nelle sale cinematografiche. Stavolta è George Clooney a dirigerne una. Si tratta di un film di guerra sui generis sullo sfondo della seconda guerra mondiale che non finisce mai di ispirare spunti. La storia raccontata dal libro di Edsel “Monuments Men”. Eroi alleati, ladri nazisti e la più grande caccia al tesoro della storia”, da cui è tratto il film, ce lo dimostra. È la storia di uno strambo plotone composto da storici dell’arte e direttori di musei (la MFAA, Monuments, Fine Arts and Archives Group) che combatte la propria battaglia, parallela a quella ufficiale: salvare il patrimonio artistico culturale che rischiava di andare disperso a causa dei bombardamenti e dei saccheggi tedeschi, ma anche delle forze alleate. Fu probabilmente la distruzione dell’Abbazia di Montecassino a far nascere, per ordine del presidente Roosevelt, una sezione apposita nell’esercito americano.

Si tratta, come suggerisce il titolo del libro, del più grande furto della storia. Il cui bottino non è stato ancora del tutto restituito ai legittimi proprietari. Un furto che riguarda le radici stesse dei popoli: un furto di passato e di essenza. In un momento in cui le nostre opere d’arte cadono a pezzi per colpa dei tagli alla cultura, pare più educativo che mai raccontare che questa ricchezza è tanto importante che alcuni uomini hanno rischiato la loro vita per proteggerla e tramandarcela. Merito del film è infatti quello di far luce su uno spicchio di storia trascurato da molti. Chi di voi si era mai chiesto come avessero fatto tante opere d’arte a salvarsi dalla distruzione? Tuttavia all’ottimo spunto di narrazione non fa seguito altrettanta buona realizzazione. Pur con un cast di tutto rispetto (Matt Damon, Cate Blanchett, Bill Murray, John Goodman, Jean Dujardin, Bob Balaban, Dimitri Leonidas, Hugh Bonneville) la pellicola non decolla. Una sceneggiatura che voleva proporsi di alternare momenti ironici a quelli drammatici per alleggerire la narrazione, non riesce a tenere un buon ritmo: indugia troppo su alcuni passaggi, per scorrere poi troppo velocemente su altri. Poca fluidità, poco spessore e grandi star poco utilizzate (con eccezione di Bill Murray). Ben confezionato, invece, il finale che ricorda l’importanza della memoria intergenerazionale. Del resto è proprio questa la forza del film. Anche se dopo “Le idi di marzo” ci si aspettasse di più da Clooney. La domanda che sottende al film è culturalmente stimolante: se la nostra memoria storica è racchiusa nel patrimonio artistico, “la vita di un uomo vale di più di un’opera d’arte?”

Una curiosità: durante il tour per la presentazione del film Clooney sta riproponendo incessantemente alla stampa la questione dei “rimpatri” delle opere d’arte: perché i muri del Partenone a Londra invece che ad Atene e la Gioconda al Louvre? In un periodo in cui la Corte dei Conti ha notificato all’agenzia di rating ‘Standard & Poor’s’ di non aver tenuto conto del patrimonio artistico italiano, la vicenda pare più che mai all’ordine del giorno.

The Breakdown

Giornalista pubblicista, laureata in Comunicazione pubblica e d’impresa. In un’era poliglotta, amo l’antica arte degli accostamenti nella lingua che derivò dal fiorentino. Turista curiosa e camminatrice instancabile; sostenitrice del diritto a godere di ogni bellezza, innanzitutto quella di un paesaggio che non venga deturpato. Soffro di istinti nevrotici alla Woody Allen. Tendenzialmente sarcastica, credo fermamente nel valore dello spirito critico (viva Marco Travaglio). Per allenare il mio, ho eletto a mie chiese i libri, le sale cinematografiche e il mare.