Festival di Sanremo ti odio!

L’ho fatto per voi, perché non dubitiate della mia buona fede.
Prima di criticarne i cantanti, la scelta degli ospiti, la scenografia, i fiori, il budget da capogiro dei presentatori – si Fazio, sappiamo tutti quanto intascherai per queste cinque giornate pulciose – ho guardato la prima puntata del Festival della Canzone Italiana di Sanremo. Solo per voi. Per farvi essere li anche se non c’eravate, per informarvi su cosa avete (non avete) perso, per violentare masochisticamente le mie orecchie, che imploravano pietà a metà del terzo pezzo.

C’è da dirlo, per quanto ci provi, Fazio non ha la verve televisiva di Pippo Baudo – nemmeno la bagarre emulata dei due aspiranti suicidi sulla balconata è valsa lo sforzo – e la Littizzetto deve sgomitare con la Carrà versione disco per avere le attenzioni delle telecamere.

Di canzoni, ospiti cantanti e contorni.
Dopo problemi tecnici e contestazioni operaie, il festival si apre ufficialmente con un omaggio a De Andrè padre. È Ligabue a cantare in genovese, povero Faber!
La Littizzetto scende le scale più famose d’Italia tra ballerine di burlesque, camuffate da macaron rosa – d’altronde è carnevale. E così lei, desnuda e piumata con un balconcino abusivo da condonare.

littizzetto

Le canzoni, un connubio di musiche inascoltabili, testi pretenziosi e voci da karaoke d’autore. Arisa dopo occhiali e look da nerd ha capito che deve cacciare le tette per vendere, invece la Ruggero sceglie lo stile casalinga disperata, dimenticando di passare dal parrucchiere.
Frankie Hi-NRG è in equilibrio tra surrealismo e detti popolari (Un uomo è vivo quando respira /c’è un istante nel quale un uomo diventa sua madre/ L’hai voluta tu la bicicletta, pedala più in fretta – più in fretta)

Raphael Gualazzi e The Blooby Beetroots presentano il nuovo jingle della reclame del gelato carte d’or.
De Andrè figlio si districa tra un plagio di “More Than Words”, ossimori futuristi (Io sono illuminato dai lampi che sono tutto il mio sereno / Il cielo è vuoto perché la nostra immaginazione ha bisogno di spazio) e l’astinenza da nicotina.

La cosa migliore dei Perturbazione è il ciuffo verde del sexy maestro in gonna a pieghe Andrea Mirò – si, Andrea è una signorina – così come della Ferreri il maestro Vessicchio.

Il momento più basso della musica, e della televisione italiana, si è raggiunto con la Casta e Fazio che vestito da essenzialista francese – ossia da mimo – impugna il microfono e inizia a cantare. E poco dopo, canta anche lei. [Stavo per mollare durante questo strazio, devo ammetterlo, non ero preparata a Fazio versione cantante e la Casta prima donna del bagaglino. E il duetto? Spero per voi che non abbiate dovuto vederlo].

Alle undici e cinque ho preparato un caffè. Nottata lunga davanti. Entra la Carrà, la regina della Rai. Settantun’anni, caschetto cromato, vestiti borchiati e coreografia degna di Beyoncè. Dietro le quinte erano pronti un defibrillatore ed un ortopedico – in caso di infarto o rottura di collo improvvisa.

Undici e cinquantasei, i sessanta secondi di Gramellini e del suo monologo mi hanno dato il colpo di grazia. Per fortuna ci ha pensato Yusuf Cat Stevens con la sua chitarra acustica e i sui rayban scuri a tirarmi su il morale [questa è l’unica cosa che vi siete veramente persi della prima serata].

cat-stevens

Di hashtag e gara di tweed.
In questa sessantaquattresima edizione ci si sono messi d’impegno per svecchiare il festival – a parte per l’allestimento dell’Ariston che ha avuto cedimenti sin dall’inizio – e attrarre più pubblico possibile.
Dopo sei anni d’assenza, ritorna il #DopoFestival – esclusivamente sul web, per nerd e spugnettoni – con due comici navigati: Solibello e Ardemagni – chi? – pronti a farci apprezzare con sagace ironia ogni momento del festival. Il promo è stato eloquente da subito.

Rimpiango il duemilaotto con Elio..

La Gara di Tweet. Si, l’hanno fatto. E non poteva passare in sordina. Peccato che nessuno abbia partecipato e soprattutto nessuno abbia capito dove posizionare il commento tra gli hashtag della canzone – il titolo – del cantante – il nome – la puntata #Fazio #Sanremo #Dopofestival #PippoBaudo #Sessantaquattro…

Sono le dodici e quarantatre e gli autori del festival hanno un lampo di genio, una clip riassuntiva di tutte le canzoni fin ora in gara – solo quelle vincitrici che riascolteremo giovedì. Non io, s’intende.

È stato faticoso, solo a tratti divertente. Non ero preparata a quello che ho visto – subìto – e non credo lo rifarò. Mi dispiace, ma come sapete, errare è umano…

Il video introduttivo di Pif, fedele a “Il Testimone” non mi è dispiaciuto.
Per tutto il resto, ho bisogno di amnesia per dimenticare.

Stilatrice compulsiva di liste, post-it e foglietti volanti ricoprono la mia scrivania. Mi destreggio da equilibrista tra un’udienza in tribunale ed una mostra fotografica. Adoro il cinema, ho una cotta per Mastroianni e vorrei vivere in un film di Wes Anderson. La mia parola preferita è Vintage, tutto ciò che è appartenuto al passato deve essere mio; ascolto musica in vinile – sussultando ad ogni fruscio – prediligo la fotografia analogica e i vecchi libri impolverati delle bancarelle di Mezzocannone. Detesto il cinese, ma non smetterei mai di mangiare sushi e hot fudge. Sogno di vivere tra Parigi e New York, a metà strada tra Amelie Poulain e Carrie Bradshaw. Instagram: SOFIA_ZIMMERMAN