#Libri | George Saunders “Dieci Dicembre”

La nostra valutazione

Poco fa ho finito di leggere Dieci Dicembre e le prime cose che mi vengono in mente ora, davanti ad una tastiera sono che ogni singola storia americana, di ciascuna persona che ci sia lì, lontano, proprio come la storia stessa dell’America porta dentro di se una piccola ma pesante componente di imprevedibilità. E’ il fatto stesso che sia una cultura giovane a fare dell’America un paese dove puoi laurearti in ingegneria e finire a dirigere film con incassi da record. In passato qualcuno lo chiamava american dream, a me piace definirla semplicemente una dinamica sociale, è il modo in cui un paese giovane si muove, sperimentando continuamente, senza cementificare come fanno i paesi più anziani. Un po’ di questa imprevedibilità è presente in ogni americano, ma, come tutte le risorse, sta al genio farne la colonna portante di una storia brillante. E’ quello che capita con George Saunders, laureatosi in ingegneria geofisica e finito (si fa per dire) con il vincere alcuni tra i più prestigiosi premi letterari americani.

Saunders ha molto a che fare con l’imprevedibilità. Per farvi un’idea, durante un discorso di fine anno tenuto ai laureandi della Syracuse University nel 2013 Saunders, ricordando il passato racconta di quando prese parte ad un’esplorazione petrolifera a Sumatra, come ingegnere geofisico e continua ricordando che si tuffò in un fiume ubriaco, del tutto nudo e di essersi accorto solo dopo, guardando in alto che c’erano “ […] qualcosa come trecento scimmie sedute su una tubatura intente a cagare di sotto, nel fiume, proprio quello nel quale stavo nuotando io […] ”. Ricorda anche che si ammalò in seguito a questo episodio e che restò ammalato per circa sette mesi. Forse è proprio questa sua tendenza a raccogliere tante piccole storie strane nella vita che lo ha portato, nella sua carriera letteraria, a non aver mai composto un vero e proprio romanzo, ma solo raccolte di storie, caratteristica che non gli ha impedito di essere tutt’ora considerato una delle voci più influenti della narrativa americana. Dieci Dicembre magicamente è una delle opere più vicine al realismo di Saunders, non che si riesca bene a distinguere in un personaggio come lui quando si ha a che fare con realismo e quando con surrealismo, eppure questa raccolta nonostante viaggi su quel filo immaginario tra realismo e surrealismo, pare che tenda verso il primo, quasi a caderci. A rendere più viva e solida questa dinamica sono racconti ambientati in laboratori, sobborghi surreali con donne Moldave, Filippine che servono da decorazioni sugli alberi, storie che sguazzano nel più crudo surrealismo fino ad arrivare ad un realismo spiazzante come nella storia in cui la normalità di una famiglia è turbata dal ritorno dalla guerra del figlio.

La giusta dose di ingredienti, messi al momento giusto rende reali situazioni che non lo sono affatto. Pagina dopo pagina vediamo infatti come Saunders sappia rendere più reale una situazione altrimenti del tutto magica poggiandovi all’interno con cura emozioni semplici e reali, del tutto umane, forti e che quasi stonano all’interno di storie così poco umane. Dieci dicembre risulta una piacevole raccolta di dieci piccoli mondi, mai fermi, continuamente in movimento tra il reale, il surreale e spostandosi perfino nelle dimensioni, fuori dalle pagine, passando ora per la mente, ora per il cuore, fra le dita, facendole scorrere veloce sfogliando le pagine che corrono.

Dieci Dicembre è un’esperienza imprevedibile, proprio come Saunders, proprio come l’America.

The Breakdown

Studio Neuroscienze Cognitive e vivo a Milano da circa cinque anni ma appena posso torno giù a rilassarmi con i miei sei cuccioloni nella casa fuori città. Vivo di libri e serie tv; curo una rubrica di letteratura per AWSM e se c’è un buon libro di cui ancora non hai letto una recensione, ti basta solo aspettare e metterti comodo: ci penso io a risparmiarti un flop (e soldini) o farti scoprire il libro che porterai sempre dietro (e dentro).