100 anni di Leica

Le più grandi novità del 2014 riguardano sopratutto il cinema e le serie TV, tra le quali ce ne sono alcune veramente molto attese. Ovviamente cinema e TVseries non sono le cose più importanti, però sono le due cose che mi servono per introdurre l’argomento di cui vi sto per parlare. O meglio quello che mi serve in particolar modo è il cinema. Di promesse per il futuro ce ne sono tantissime, si prevede un anno veramente intenso, pieno di progresso, novità e colpi di scena in ogni ambito. Ma se c’è chi guarda dritto al futuro, a me il 2014 suona familiare e fa venir voglia di girarmi indietro. Esattamente cento anni fa, infatti, muoveva i suoi primi passi uno dei giganti dell’industria fotografica. Nasceva il primo modello di macchina fotografica Leitz. Nasceva la Leica.

Perché vi parlavo di cinema allora? Beh, la nascita della fotografia come la intendiamo noi ora ha condiviso molto con il cinema e sopratutto il punto cardine di incontro tra i due fu proprio Oskar Barnack. Oskar Barnack era un valido ingegnere nella fredda, freddissima Germania dei primi del novecento. Il genio di Barnack non passò inosservato e fu anzi notato dalla Leitz, per la quale cominciò a lavorare a Wetzlar come ingegnere ottico. Barnack era un grande fotografo ma le sue condizioni fisiche gli impedivano di lavorare con i pesanti macchinari fotografici dell’epoca, fu questo una delle cause principali grazie alle quali esiste il formato 35mm come lo conosciamo oggi. Ben presto il genio di Oskar gli fece intuire che il formato fotografico dell’epoca era estremamente grande e i macchinari pesanti, allora decise di sperimentare il formato cinematografico usato all’epoca, 18 x 24mm, ma non era adatto per produrre buoni fermo immagine, allora decise di modificarlo, portandolo a 24 x 36mm. Fu proprio questa piccola modifica ad avere un grosso peso nella storia della fotografia.

Creando infatti una pellicola più piccola di quelle del tempo, prendendola in prestito al cinematografo e apportando le dovute modifiche, Oskar Barnack creò il formato fotografico che ha accompagnato tutti i grandi fotografi dall’inizio del secolo ad oggi. Ridotta infatti la dimensione della pellicola era di conseguenza ridotta la dimensione degli apparecchi fotografici, che cominciarono a diventare sempre più versatili e quindi permettevano al fotografo di potersi cimentare nelle più ardue situazioni per poter tirare fuori immagini iconiche in pochi istanti. A cento anni di distanza da quella geniale idea, il formato 35mm si è mosso all’interno del mondo della fotografia con forza, evolvendosi e facendo evolvere intorno a lui corpi macchina sempre migliori. Leica porta ancora avanti questa filosofia, creando corpi macchina quasi identici ai primi, di una leggerezza e resistenza incomparabili e non è un caso che la maggior parte delle fotografie iconiche che hanno disegnato l’immaginario collettivo del nostro tempo siano state scattate con una piccola Leica, macchine da sempre fornite del sistema a telemetro, tecnologia che rispetto a quella reflex favorisce una maggiore precisione della messa a fuoco e un notevole guadagno in dimensioni del corpo macchina.

A cento anni di distanza, nonostante la forza del digitale abbia dato un durissimo colpo al piccolo gigante 35mm, c’è ancora chi preferisce l’analogico, capace di regalare definizione e scale cromatiche da sogno. Nonostante ciò, dal 2006 Leica ha deciso di allargare la fascia di produzione, introducendo modelli digitali della storica serie M, dalla pelle perfettamente fedele ai primi modelli, ma dall’anima digitale. Leica non ha semplicemente prodotto macchine fotografiche

da cento anni a questa parte, ha fatto di più, ha dato voce ai grandi geni del nostro secolo, regalandogli occhi tecnici, precisi, occhi freddi, vitrei, occhi immortali capaci di trasportare popoli senza esodi, capaci di farci conoscere il mondo in bianco e nero, capaci di farci sentire piccoli davanti alla bellezza di tutto ciò che può essere visto e fermato così, per sempre.

Tanti auguri Leica, altri mille, di questi anni!

Fotografia, documentari sulla fauna della savana, astrologia e la lettera H sono le cose che scriverei in una lista di cose preferite. Scrivo per Awsm a singhiozzo da un po' di anni; prima di libri, poi di fotografia, poi di bici. Studio giornalismo e mi piace credermi un fotoreporter in rodaggio. Curo una rubrica di tecnologia e precisamente ora sto scrivendo la mia bio in poche righe. E tu la stai leggendo.