Movie Review | The wolf of Wall Street

La nostra valutazione

Orgiastico. Il nuovo film di Martin Scorsese segue un ritmo incalzante, specchio della personalità tanto brillante quanto eccessiva del protagonista. Festini, alcool, prostitute e droga, scimmie e nani gli ingredienti di cui è intrisa la vita di Jordan Belfort, broker che con la sua spregiudicatezza scalò i vertici della finanza americana. “The Wolf of Wall Street” è tratto infatti da una storia vera, portata all’attenzione del regista da Leonardo di Caprio, che ne è anche l’attore protagonista.

Sullo schermo, in tre ore, ne viene narrata la nascita, l’ascesa e la caduta. Iniziato da un guru di Wall Street (Matthew McConaughey) al cinismo e alla cocaina, Belfort diventa uno Steve Jobs della finanza, che scala la vetta del successo grazie alla società che fonda in un garage (la Stratton Oakmont) e al suo istinto da venditore e persuasore. Ma non basta: per guadagnare cifre spropositate non esita a utilizzare sistematicamente tecniche illegali. Scala l’olimpo e entra di diritto tra le copertine di Forbes, ma nel frattempo “il denaro, insieme ad altre sostanze, si prende la parte migliore di lui”.

Il tutto accompagnato da una vita matrimoniale burrascosa per via delle sue numerose amanti; una di queste diventerà la sua seconda moglie, con cui avrà dei bambini. Neanche loro riusciranno a fermare il delirio di potenza di Belfort. Sarà lui stesso a implodere, invischiandosi nella rete di un mondo fatto di banchieri svizzeri, apparenze, false amicizie e tradimenti che lo porterà nelle mani dell’FBI. Precisamente nelle mani dell’agente Denham, interpretato da un perfetto Kyle Martin Chandler nei panni di chi “torna a casa in metropolitana” al cospetto di un Belfort che lo deride dalla poppa del suo yatch. Questo primo incontro fa da preludio ad uno splendido montaggio sul finale che vede alternarsi un Denham che, archiviato con successo il caso Belfort, torna a casa in metropolitana e un lupo (di Wall Street) in gabbia, trasportato in prigione su una camionetta. L’onesta laboriosità che vince silenziosamente sul rumore degli eccessi.

Scorsese riesce tuttavia a non plasmare il film con alcuna questione morale, la pellicola evidenzia sempre la grandezza, pur decaduta di Belfort, così come Sorrentino ha evidenziato la bellezza decadente di Roma. Una mente, una società e una città che potrebbero brillare, che sprofondano invece tra corruzione e droga diventando un circo di attrazioni.

Imprescindibile il collegamento a “Wall Street”, il film di Oliver Stone, caposaldo della filmografia finanziaria. Belfort si distacca tuttavia notevolmente dal suo “predecessore” Gordon Gekko, lucido ed elegante nella sua spietatezza. Se Gekko è un dio affascinante, personaggio di finzione, Belfort è carismatico, ma è un “uomo” che si scontra con i suoi limiti e li trascende fino a diventare malato di soldi e droga, uniche cose con cui sa riempirsi la vita.

Leonardo di Caprio ne interpreta magistralmente il ghigno vittorioso prima e la pazzia drogata poi. Si parla di Oscar e ne sarebbe anche il momento dopo la cinquina vincente che ha messo a segno (Shutter Island, Inception, J.Edgar, Django Unchained, Il grande Gatsby). La regia è stilisticamente ammirevole nel reggere le tre ore, la sceneggiatura divertente e senza pause. Unico neo: si sarebbe potuto evitare almeno un quarto d’ora di pellicola eliminando il numero o le lungaggini di qualche festa. Vista una, viste tutte. Ottime anche le musiche; da segnalare il salvataggio in mare sulle note di “Gloria” di  Umberto Tozzi.

Insomma, film perfetto. Sin dai dettagli. Come l’esempio della penna: voi come ne vendereste una?

 

 

The Breakdown

Giornalista pubblicista, laureata in Comunicazione pubblica e d’impresa. In un’era poliglotta, amo l’antica arte degli accostamenti nella lingua che derivò dal fiorentino. Turista curiosa e camminatrice instancabile; sostenitrice del diritto a godere di ogni bellezza, innanzitutto quella di un paesaggio che non venga deturpato. Soffro di istinti nevrotici alla Woody Allen. Tendenzialmente sarcastica, credo fermamente nel valore dello spirito critico (viva Marco Travaglio). Per allenare il mio, ho eletto a mie chiese i libri, le sale cinematografiche e il mare.