INTERVIEW | Martina Squillace: la tradizione made in Naples a Parigi

Martina Squillace è una giovanissima designer italiana. Vive Parigi dal 2009 dove si è trasferita per approfondire la sua passione per la moda e imparare le tecniche migliori per la realizzazione di capi di haute couture. Quattro anni dopo, a seguito di un lungo percorso di studio, ha deciso di lanciare un suo brand. Noi di AWSMmag adoriamo le giovani avanguardie creative e abbiamo deciso di incontrarla per scoprire qualcosa in più del suo progetto.

Lasciare la propria città a 19 anni e andare a vivere a Parigi non è proprio da tutti. Di solito i ragazzi a quell’età vanno a studiare all’estero dopo aver vinto una borsa di studio Erasmus o qualcosa di simile. Cosa ti ha spinto ha lasciar tutto e tutti a Napoli e partire?

Sono arrivata a Parigi spinta dal desiderio di creare un mio brand. Qui ho frequentato un’importante scuola di moda, dove ho imparato le basi della couture e di tutti i settori che abbracciano questo mondo (tessile, marketing, commercio, storia). Sin da quando ero piccola disegno abiti, ma frequentare questa scuola mi ha permesso di imparare a disegnare essendo cosciente della realizzazione. Ho scelto Parigi perchè è la “vetrina” migliore per chi vuole intraprendere questo percorso, questa è la vera capitale della moda (non me ne voglia l’Italia). Ho avuto la possibilità di imparare tantissime cose e, giorno dopo giorno, continuo ad imparare, forgiandomi di esperienze che applico quotidianamente al mio lavoro e quindi al cammino del mio brand.

Hai lavorato a lungo nell’azienda della tua famiglia, uno storico guantificio conosciuto in tutto il mondo. Quanto ti è servita questa esperienza e quanto ha influito sulla tua scelta di fondare una maison tutta tua?

Il lavoro nell’azienda di famiglia è stato fondamentale, perché ho imparato ad apprezzare la qualità, l’artigianato e la tradizione made in Italy, ormai diventate le mie passioni e le priorità dei miei lavori. In fabbrica ho avuto una visone dalla A alla Z dell’evoluzione di un prodotto ed il lavoro che c’è dietro: dal bozzetto alla vendita ai buyer stranieri. Tecnica, intelligenza e tanto carisma. Il lato artistico non l’ho mai trascurato e grazie a corsi di pittura, che seguivo a casa di una nota artista napoletana, Lucia Iovino, ho fatto dell’arte il mio senso della vita.

Hai “scommesso” su un segmento del mercato della moda molto difficile, l’haute couture. Per una esordiente forse sarebbe stato più facile scegliere di produrre collezioni più accessibili a tutti. Come mai questa scelta?

Mi sono “imbattuta” nell’haute couture durante i miei studi a Parigi. Ne sono stata subito rapita, grazie alla sua poesia e la sua arte. Per me l’ haute couture è sinonimo di libertà, tecnica e qualità, in una sola parola, di bellezza. In questo ambito mi sento libera di creare storie, di esprimere ciò che ho dentro attraverso lavori manuali, tessuti pregiati rivisitati, shape ed infinite tecniche da creare, anche se però è un settore della moda molto duro e fatto di tanti sacrifici. E’ fatto solo per chi ne è davvero appassionato.

Durante i tuoi studi c’è stato qualche stilista che ti ha colpito particolarmente? Se si ha poi influenzato la progettazione delle tue creazioni?

Uno stilista che mi ha sempre emozionata è stato Alexander McQueen, era un grande genio, mi affascina molto la sua visione della moda e dell’arte. Tecnicamente, invece, per me il top è l’haute couture di Givenchy, magnifica! Un lavoro eccezionale ed innovativo unito ad un design fantastico. In realtà, però, non sono influenzata da loro, ma mi incitano a ricercare nuove tecniche e sperimentare sempre più. Le mie forme principali di ispirazione sono l’arte, la natura (quella pura e quella artificiale) e la musica, che interpreto a seconda dei miei stati d’animo in concetti complessi e surreali.

Quali sono le principali difficoltà che incontra una giovane ragazza che vuole lanciare un proprio brand?

La cosa più difficile ma anche la più intrigante attualmente è non sapere cosa farai, chi diventerai e dove sarai tra una settimana, un mese o un anno. Di conseguenza ti ritrovi a lavorare tantissimo per costruire delle basi per qualcosa che sogni e che vuoi, senza però avere certezze concrete, oltre quelle che hai dentro (che aiutano tanto!).

Quanta tradizione italiana c’è nella maison “Martina Squillace”?

L’artigianato Italiano è la tradizione e la bellezza del mio paese, un lavoro amato e stimato in tutto il mondo. I miei prodotti sono tutti made in Italy, più precisamente made in Naples, o fatti a mano da me. Amo la qualità e l’impeccabilità della manodopera italiana, che non significa per forza perfezione, perchè un lavoro fatto a mano fortunatamente non sarà mai uguale ad un altro, non sarà mai noioso. Secondo me è importante tramandare ed esportare nel mondo questa bellezza che solo noi e i francesi abbiamo ancora.

Quali sono i tratti distintivi del tuo brand?

Il mio brand rispecchia il mio immaginario. Un insieme di tratti lineari che formano strutture e fluidità surreali. Una forte contrapposizione di contrasti e lavori manuali. L’uso di materie nobili rivisitate e lavorate con una nuova essenza ed il costante utilizzo di pelle d’agnello plongè sono le caratteristiche principali delle mie collezioni.

Pensi mai di tornare in Italia o pensi che il tuo futuro sia solo in Francia?

Sicuramente tornerò a vivere in Italia, ma tra tanti anni. Prima devo raggiungere tutti i traguardi che mi sono prefissa!

Grazie Martina, alla prossima!

www.martinasquillace.com

Photo Credit: Gaetano De Angelis | Josselin Roher

Per scoprire come Martina Squillace sta promuovendo il brand, leggi anche l’intervista rilasciata ad add commnunication

Tremendamente curioso e goloso, rompipalle al punto giusto, adoro leggere gialli e romanzi storici. Football e internet addicted. Nutro un profondo amore per la Spagna dove ho vissuto un anno grazie al progetto Erasmus, ma il primo amore resta la mia Napoli. Laureato in “Comunicazione pubblica e d’impresa”, ho fondato e gestisco lo spazio web add-communication.com